Venerdì 15 febbraio 2019 – V Settimana del T.O.

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.» (Mc 7,31-35)

 

Come vivere questa Parola?

Gesù non si trattiene dal visitare luoghi dove da secoli si pregava varie divinità. Nel visitare Tiro e Sidone, contattò terre di popolazioni che, millenni prima di Cristo avevano le loro divinità seguendole con cuore ben lontano dal Vangelo di Gesù. Eppure ecco: il Signore della vita accetta che gli sia portato un sordomuto a cui imporre la mano. Amo’ di atto liberatorio, lo prese in disparte lontano dalla folla. Poi, nelle modalità meno auspicabili, compie il miracolo: il sordo ode e, da muto passa alla facile loquela.

Quello su cui oggi poniamo l’attenzione è l’assoluta libertà con cui Gesù si muove, senza però mai perdere l’occasione di compiere il bene: in questo caso sanare (quindi liberare) il sordomuto.

Signore tu mi insegni che la Parola non si annuncia solo proclamandola e leggendo in privato; si annuncia con la vita.

La voce di un Vescovo santo

La Chiesa evangelizza non solo per quello che dice ma soprattutto per quello che è e che fa.

Don Tonino Bello

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  

Venerdì 15 febbraio Meditazione Quotidiana J.Main

La meditazione richiede generosità perché esige tutto. Richiede l’abbandono del desiderio e una generosa disponibilità al destino che Dio ha previsto per noi, al suo amore per noi. Ecco ciò che scoprirete nella meditazione: il Suo amore per voi. Quando sentono parlare per la prima volta di meditazione, molti pensano a qualcosa di estremamente arido, intellettuale, freddo, senza emozione: ma non è nulla di tutto ciò. È l’impegno e la disponibilità a un amore infinito, un amore che somiglia a una ricca sorgente che erompe nel nostro cuore.

Il mantra è come l’ago di una bussola: vi guida sempre verso il vostro destino, vi indica sempre la direzione giusta da seguire, lontano dall’ego e verso Dio. Ovunque vi conduca l’ego, la bussola vi indicherà sempre la direzione giusta. Ripetendolo con generosità, costanza e amore, il mantra vi mostrerà sempre la strada verso Dio ed è solo in Lui che si può manifestare il nostro vero destino.

Ciò che credo

(Thomas Merton)

Credo che la vita

non è un’avventura da vivere

secondo le mode correnti,

ma un impegno a realizzare il progetto

che Dio ha su ognuno di noi:

un progetto di amore

che trasforma la nostra esistenza.

Credo che la più grande gioia

di un uomo è incontrare Gesù Cristo,

Dio fatto carne. In Lui ogni cosa

– miserie, peccati, storia, speranza –

assume nuova dimensione

e significato.

Credo che ogni uomo possa

rinascere a una vita genuina e dignitosa

in qualunque momento

della sua esistenza.

Compiendo sino in fondo

la volontà di Dio può

non solo rendersi libero

ma anche sconfiggere il male.

Le beatitudini della mamma

Beata la mamma che sa sorridere anche quando tutt’intorno è nuvolo.

Beata la mamma che sa parlare senza urlare.

Beata la mamma che sa amare senza strafare.

Beata la mamma che sa essere ciò che vuole trasmettere.

Beata la mamma che trova il tempo per mangiare con i figli e con papà.

Beata la mamma che non insegna la vita facile ma la via giusta.

Beata la mamma che non smette mai di essere mamma.

Beata la mamma che sa pregare: dal buon Dio sarà aiutata, dai suoi figli sarà ricordata.

La ricchezza dell’altro offerta in dono

«Da quanto abbiamo detto risulta anche quale significato rivesta la conoscenza della personalità estranea ai fini della nostra “autoconoscenza”. Essa non solo c’insegna, come abbiamo in precedenza visto, a porci come oggetto di noi stessi, ma porta a sviluppo, in quanto empatia di “nature affini” ossia di persone  del nostro tipo, quel che in noi “sonnicchia” e perciò ci rende chiaro, in quanto empatia di strutture personali diversamente formate, quel che non siamo e quel che siamo in più o in meno rispetto agli altri. Con ciò è dato al tempo stesso, oltre all’autoconoscenza, un importante aiuto per l’autovalutazione. Il fatto di vivere un valore è fondante rispetto al proprio valore. In tal modo, con i nuovi valori acquisiti  per mezzo dell’empatia, lo sguardo si dischiude simultaneamente sui valori sconosciuti della propria persona. Mentre, empatizzando, c’imbattiamo in sfere di valore a noi precluse, ci rendiamo coscienti di un proprio difetto o disvalore».

 

Stein Edith, Il problema dell’empatia, pp. 227-228, Edizioni Studium, Roma, 1985.

Riconoscenza

«Ciò che attira maggiormente le grazie del Buon Dio è la riconoscenza, perché, se noi Lo ringraziamo per un beneficio, Egli è commosso e si affretta di darcene altri dieci e, se Lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che incalcolabile moltiplicazione di grazie! Ne ho fatto l’esperienza, provate e vedrete. La mia gratitudine è infinita per tutto ciò che mi concede e gliene do la prova in mille modi».

Insegnamenti settimanali del 10/2/2019 – La tradizione contemplativa

La tradizione contemplativa

Che la meditazione, la preghiera contemplativa, sia autenticamente cristiana si può anche percepire dal fatto che in molte tradizioni cristiane la preghiera silenziosa è al  centrale del culto. Nella tradizione carmelitana, Santa Teresa d’Avila, nei primi vent’anni del suo viaggio spirituale, è stata molto influenzata da un libro devozionale popolare del tempo chiamato il “terzo abeccedario spirituale” di Francesco d’Osuna, monaco francescano, che raccomanda di pregare ripetendo una frase spirituale. Sotto la sua guida, è passata dalla preghiera discorsiva ad una preghiera di quiete e addirittura, come dice Teresa, alla preghiera di unione. Queste modalità di preghiera sono caratterizzate da una crescente profondità del silenzio interiore e dell’immobilità. È un modo di aprire il cuore a Dio nella preghiera.

La ‘Preghiera di Gesù’, che divenne nota in occidente nel XIX secolo attraverso un libro incantevole ‘la via di un pellegrino‘ di autore anonimo russo, è la continuazione della tradizione di preghiera nella Chiesa cristiana ortodossa orientale nota come ‘Preghiera del cuore’. Ancora una volta, l’enfasi è sulla ripetizione di una frase di preghiera che conduce al silenzio interiore e alla solitudine. Sia questa tradizione che quella che John Main ha riscoperto per noi negli scritti di Giovanni Cassiano, si basano sugli insegnamenti dei Padri del deserto, in particolare di Evagrio Pontico, fonte importante ed ispirazione per entrambi.

Nell’Inghilterra del XIV secolo è ‘la Nube della non conoscenza’, anch’essa di un autore anonimo, a raccomandare la stessa modalità per pregare. L’autore invita a ‘penetrare nel cuore di Dio con un dardo ardente d’amore‘. Per fare questo abbiamo bisogno di concentrare tutto il nostro amore e attenzione su una parola. Egli suggerisce di usare una parola di una sillaba come “Dio” o “Amore”, che esprime l’intenzione del nostro cuore. Il movimento di Thomas Keating, Centering Prayer [Preghiera di centratura], trae ispirazione da questo libro. L’autore de ‘la Nube della non conoscenza’ esprime ciò che è dietro tutto l’insegnamento della mistica cristiana tradizionale, cioè dobbiamo lasciar andare i pensieri concentrandoci sulla nostra parola: ‘fissala nella mente in modo che rimarrà lì in qualsiasi circostanza’. O come John Main diceva sempre: ‘Semplicemente ripeti la tua parola’ .

Tutte le guide spirituali menzionate fanno parte di quella che è conosciuta come la tradizione mistica di ‘via negativa’, in cui Dio è inconoscibile e non esprimibile per i nostri limitati poteri razionali. Perciò dobbiamo lasciar andare il pensiero, tutti i pensieri, sia di cose mondane che spirituali, per diventare più aperti a lui e ascoltare profondamente la ‘voce ancora piccola’. L’enfasi è sull’Amore, sull’amorevole e  fedele ripetere la tua preghiera. Le differenze nel nostro tempo tra, per esempio, la tradizione carmelitana, la “Centering Prayer” e La Comunità mondiale per la meditazione cristiana sono molte meno delle corrispondenze tra le nostre rispettive vie di preghiera. Possiamo trarre la nostra ispirazione da fonti diverse, ma siamo tutti impegnati a ricongiungere le persone sul cammino spirituale con un modo di pregare autentico che conduce al silenzio e alla consapevolezza della presenza di Dio nel nostro cuore.

Kim Nataraja