L’ultima cena

L’ultima cena

«Tutto tace ormai sotto questo cielo
è l’ora per me di lasciarvi
ora si compirà la volontà del Padre sulla vita mia
che il cuore mio spezzerà per amore.
Solo ancora un po’
e non mi vedrete,
ma ritornerò, non temete.
Voi mai soli no
lo Spirito Consolatore vi darà
la Verità
Lui sarà vostra forza.
Sono nel Padre e voi in Me
rimanete in Me
come dei tralci alla vite che la linfa dà
e non vi lascerò mai soli.

Se il mondo vi odierà
sarò sostegno per il Regno che il Padre dà
ed è già dentro voi.

Questo pane è
il Mio Corpo offerto
Io lo dono a voi miei fratelli,
questo è il calice che fa nuova l’alleanza tra voi e il Padre Dio
è il Sangue mio
questo è mia memoria.
Sarò per sempre con voi nelle avversità
sarà l’amore del Padre che vi guiderà
e non vi lascerò mai soli.

Se il mondo vi odierà
sarò sostegno per il Regno che il Padre dà
ed è già dentro voi.

Io vi ho scelti per vivere d’amore e verità
questo è il Mio comandamento
amore e libertà
e da questo sapranno che siete voi miei fratelli
amore più grande al mondo non c’è».

Comunità Gesù Risorto

Giovedì 18 Meditazione Quotidiana J.Main

Meditare, impegnandoci quotidianamente, significa semplicemente farsi trasformare, vivere non nell’immaginazione, non vincolati alle immagini, ma radicati nella realtà che è Dio. Ecco in che cosa consiste la ripetizione del mantra, della parola: nel trascendere ogni pensiero e ogni immagine, ed essere aperti alla suprema realtà di Dio che è amore. L’invito che riceviamo in quanto cristiani, l’invito a ciascuno di noi, è di vivere in questo stato di conversione dinamica con, se volete, una prospettiva infinita: tutta la vita, tutta la storia, tutto il tempo illuminati dall’amore di Cristo.

La croce simboleggia efficacemente il cristianesimo giacché il piano orizzontale interseca quello verticale e la prospettiva cristiana non presenta un rinnegamento di questa vita, della storia o del tempo, ma una apertura all’evento eccezionale che è la storia stessa, quel tempo che è stato attraversato dall’amore di Cristo. Questa è la realtà per cui dobbiamo vivere, e possiamo farlo solo se ci rendiamo disponibili ad essa nell’intimo del nostro cuore – senza immagini, senza illusioni fantasiose, per quanto sante e devote, solo la realtà, la roccia che è Cristo.

Dono di Quaresima

«Ah! è la preghiera, è il sacrificio che costituiscono tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha dato, loro possono molto più delle parole toccare le anime, ne ho fatto spessissimo l’esperienza. Ce n’è una tra tutte che mi ha fatto una dolce e profonda impressione. Era durante la Quaresima, io non mi occupavo allora che della sola novizia che era qui e di cui ero l’angelo, Venne a trovarmi una mattina tutta radiosa: Ah! se lei sapesse, mi disse, quello che ho sognato stanotte, ero accanto a mia sorella e la volevo distaccare da tutte le vanità che ama tanto, perciò le spiegavo questi due versi di “Vivere d’amore”: – Amarti Gesù, che perdita feconda! – Tutti i miei profumi sono tuoi senza ritorno.

Sentivo davvero che le mie parole penetravano nell’anima sua ed ero presa dalla gioia. Stamattina svegliandomi ho pensato che il Buon Dio voleva forse che io gli dessi quest’anima. E se le scrivessi dopo la Quaresima per raccontarle il mio sogno e dirle che Gesù la vuole tutta per Lui?”. Io, senza pensarci oltre, le dissi che certo poteva provare, ma che prima occorreva chiedere il permesso a Nostra Madre. Siccome la Quaresima era ancora lontana dalla fine, lei è stata, Madre mia, molto sorpresa di una richiesta che le parve troppo prematura; e, certamente ispirata dal Buon Dio, lei ha risposto che non era certo con le lettere che le carmelitane dovevano salvare le anime, ma con la preghiera.

Venendo a conoscenza della sua decisione io compresi subito che era quella di Gesù e dissi a Suor Maria della Trinità: “Bisogna metterci all’opera, preghiamo molto. Che gioia se alla fine della Quaresima noi fossimo esaudite!…” Oh! misericordia infinita del Signore, che vuole davvero ascoltare la preghiera dei suoi figli… Alla fine della Quaresima un’anima in più si consacrava a Gesù. Era un vero miracolo della grazia, miracolo ottenuto dal fervore di un’umile novizia!»

Santa Teresa di Gesù Bambino, Storia di un’anima, Manoscritto C, Cap. 2, 315-316.

Come vuoi Tu

O boschi e selve ombrose

piantate dalla mano dell’Amato!

O prato verdeggiante

di bei fiori smaltato!

Ditemi se attraverso voi è passato.

Spiegazione

1 – Dopo avere fatto comprendere il modo con cui si è disposta per intraprendere questo cammino che consiste nell’aver coraggio di non andare dietro a gusto e diletto, e forza di superare tentazioni e pericoli, in cui si riduce l’esercizio del proprio conoscimento ( che è la prima cosa che ella deve fare per conoscere Dio ), l’anima in questa strofa per mezzo della meditazione sulle creature e della loro conoscenza incomincia ad incamminarsi verso la conoscenza del suo Amato, loro Creatore.

Infatti, in questo cammino spirituale, dopo la conoscenza di se stessi, la riflessione sulle creature è la prima nell’ordine per arrivare a quella di Dio, in quanto che per loro mezzo si giunge alla conoscenza della grandezza ed eccellenza di Lui.

Ce lo dice l’Apostolo: Invisibilia enim ipsius a creatura mundi per ea quae facta sunt, intellecta, conspiciuntur (Rm 1,20 ), come se dicesse: Le cose invisibili di Dio sono conosciute dall’anima per mezzo delle cose create visibili e invisibili.

Pertanto in questa strofa l’anima parla con le creature, chiedendo loro del suo Amato.

È da notare che, come afferma S. Agostino, la domanda rivolta dall’anima alle creature è la riflessione che intorno ad esse ella fa del suo Creatore.

In questa strofa quindi è contenuta la riflessione sugli elementi e sulle altre creature inferiori, sui cieli e sulle altre creature materiali create in essi da Dio, ed anche quella sugli spiriti celesti.

Perciò dice:

O boschi e selve ombrose.

 

San Giovanni della Croce (Cantico Spirituale)

Facciamo la Volontà di Dio in tutto, anche se a volte ci si presenta in maniera mortificante, contrariando il nostro parere e giudizio. Questo è amare Dio! Questo è vivere corrispondendo a tale Amore infinito, divino.

S. Teresa di Los Andes

Dammi solo poco

Dammi solo poco,

perché non dimentichi mai

di chiamarti il mio tutto.

Lasciami solo poco,

perché in ogni luogo

senta bisogno di te,

perché senza ritegni

possa tornare da te,

perché in ogni momento

possa offrirti il mio cuore.

Lasciami solo poco,

perché i tuoi doni

non ti nascondano mai;

dammi una sola catena

con cui possa legarmi

al tuo viso per sempre;

lascia che il tuo desiderio

inanelli la mia vita

e diventi catena per te.

(Rabindranath Tagore)

La corona di spine di Gesù Cristo e i suoi grandi miracoli

La reliquia più famosa di questa corona è ospitata nella cattedrale di Notre Dame a Parigi. È un cerchio di rami uniti con fili d’oro. Le spine sono attaccate a questo cerchio intrecciato, che misura 21 centimetri di diametro. Le spine furono rimosse nel corso dei secoli dagli imperatori bizantini e dai re di Francia. Ce ne sono settanta, tutti dello stesso tipo, che sono stati confermati come spine originali. Il primo venerdì di ogni mese, la corona di spine viene portata alla venerazione dei fedeli. E anche ogni venerdì di quaresima, oltre al Venerdì Santo. Mentre è impossibile sapere se è la corona reale di spine, è stato venerata come tale per molte centinaia di anni. Le spine della corona sono state distribuite in tutto il mondo. E sono stati protagonisti di molti miracoli, alcuni dei quali ci riferiamo. Nel 1831 il festival della Corona di Spine fu effettuato in alcune diocesi a Roma, fissandolo per il venerdì dopo il Mercoledì delle Ceneri. La Cattedrale di Notre Dame continua a celebrare in quella data , ma cadde in disuso nella Chiesa. Ha la sua Messa e il suo ufficio divino , che sono stati collocati nelle appendici del Breviario e del Messale.

La simbologia delle spine che sono state poste sulla testa di Gesù Cristo dopo la flagellazione è multipla. In primo luogo, le spine intrecciate come una corona significano una derisione umana e terrena della condizione di Re dei re di Gesù Cristo. È come accettare il suo regno, ma dargli una corona ridicola , grottesca e beffarda. Ciò che coincide con l’immagine del servo sofferente di Isaia 53. La seconda simbologia è legata alla volontà di Gesù di sopportare disprezzo, dolore e vergogna. Perché la corona di spine non ha solo il significato di un epilogo per chi l’ha portata, ma ha anche prodotto un forte dolore quando ferisce i nervi della testa. Il terzo simbolismo si riferisce alla creazione descritta in Genesi e al peccato di Adamo ed Eva. Prima del peccato originale, la Terra aveva collaborato con l’uomo permettendo a se stesso di essere coltivato facilmente. L’uomo vide le piante crescere senza problemi nel Giardino dell’Eden. Il lavoro sulla terra è stato fatto con gioia e senza battute d’arresto, al punto che non ha richiesto molto sforzo. Ma dopo il peccato originale, la natura cominciò a produrre spine ed erbacce mescolate con i frutti. Ciò che ha richiesto il lavoro, il sudore e le lacrime dell’uomo per produrre cibo (Genesi 2). Perciò le spine portate a una corona simboleggiano la maledizione del peccato sulla testa di Gesù. E c’è un quarto simbolismo scoperto di recente, che si riferisce all’utilità della pianta con cui è stata fatta la corona di spine, per avanzare sulla desertificazione del deserto in Israele. Ci sono diverse piante che sono menzionate come candidate per essere state usate per la corona di spine, ma la più citata è la Siziphus Spina Christi. Il Centro di ricerca agricola Volcani di Israele ritiene che questa pianta sia il pioniere nella lotta contro la desertificazione. Poiché resiste all’aumento della temperatura e dell’aridità, può estrarre l’acqua di profondità sotterranee e conserva la capacità di realizzare la fotosintesi nonostante le temperature e le radiazioni. E fornisce anche sostentamento per api e insetti in aree minacciate da calore mortale. Il più antico Ziziphus si trova ad Ayn Husb, in Palestina, e ha circa 2000 anni.

La Beata Anna Caterina Emmerich, Germania e mistica suora XIX secolo le cui visioni ispirate Passione di Mel Gibson, La Passione , descrive la corona di spine come segue: «L’incoronazione delle spine avvenne nel cortile interno del corpo di guardia. C’erano cinquanta persone miserabili, servi, carcerieri, scagnozzi e schiavi, e altri dello stesso genere. La folla rimase intorno all’edificio. Ma presto furono allontanati da lì dai mille soldati romani. Presero di nuovo i vestiti di Gesù e misero un vecchio cappotto rosso di un soldato, che non arrivò alle sue ginocchia. Il mantello era in un angolo della stanza e con esso i criminali erano coperti dopo la fustigazione. Il Signore era seduto al centro della piazza, sul tronco di una colonna ricoperta di pezzi di vetro e pietre. Il tormento di quella incoronazione non può essere descritto. Intorno alla testa di Gesù fu posta una corona fatta con tre ramoscelli di spine ben intrecciati. La maggior parte delle punte si intrecciava intenzionalmente verso l’interno. Quando la corona fu in seguito legata alla testa santa, i carnefici la strinsero brutalmente, così che le spine dello spessore di un dito furono sepolte nella fronte e nella nuca. Poi hanno messo un bastone in mano. Hanno fatto tutto questo con una gravità risibile, si sono messi in ginocchio davanti a Lui e hanno inscenato l’incoronazione come se volessero davvero incoronare un re. Non contenti, tolsero dalla sua mano quella canna, che doveva apparire come uno scettro di comando e lo colpirono così violentemente nella corona di spine che gli occhi del Salvatore si inondarono di sangue. I suoi carnefici, inginocchiati davanti a lui, lo prendevano in giro, gli sputavano in faccia e lo schiaffeggiavano gridando: “Ave, Re dei Giudei!”. Il suo corpo era tutto un dolore, così tanto che camminava curvo e storto. Non potevo ripetere tutti gli oltraggi che questi uomini immaginavano. Gesù fu così maltrattato per mezz’ora in mezzo alle risate, alle grida e agli applausi dei soldati formati attorno al Pretorio. Il Salvatore soffrì un’orribile sete, la sua lingua fu ritirata, il sangue sacro, che scorreva dalla sua testa, rinfrescò la sua bocca calda e semiaperta. Il povero Gesù venne sulle scale davanti a Pilato, elevando anche in questo uomo crudele un senso di compassione. Il popolo e i perfidi sacerdoti lo hanno costantemente deriso…».

Quando Nostro Signore muore, viene sepolto in una nuova tomba. Ma con tutti quelli che erano stati gli strumenti della Passione, croce, corona di spine, lancia, ecc., In un pozzo che era stato preparato. E poi riempire di sporco, perché tutto ciò che aveva preso contatto con una persona morta. . È l’attuale cappella di Santa Elena nella Basilica del Santo Sepolcro. Quando questa donna, Sant’Elena, che aveva allora 72 anni, Imperatrice Madre di Costantino, decide di fare un pellegrinaggio in Terra Santa, parlerà con gli anziani. E chiede loro dove, secondo la tradizione orale trasmessa da generazioni, sono gli strumenti della Passione. E sottolineano il luogo con precisione, perché lo sapevano perfettamente. E potrebbero essere certi che un paio di anni dopo Cristo, l’imperatore Adriano Aelio (che ha reso il Castel Sant’Angelo a Roma) era stato messo sul sito del Calvario una statua in onore di Venere e sul Sepolcro (l’Anastasis) avevano fatto posto una statua di Giove per contrastare il culto cristiano. Questo è ciò che ci ha permesso di identificare con precisione il luogo della Passione, del Santo Sepolcro e del luogo in cui furono sepolti gli strumenti della Passione. Allora Santa Elena trova ciò che già sappiamo: la croce, la corona di spine, i chiodi, ecc. . Immediatamente questi strumenti iniziarono ad essere oggetto di devozione. . Gli antichi raccontano come le persone avrebbero compiuto un pellegrinaggio e fatto un santo viaggio per pregare davanti alle diverse reliquie della Passione. Prima furono trasferiti a Costantinopoli e poi in Europa. E ci sono testimonianze interessanti. Ad esempio, il vescovo Paulino da Nola (354-431) ha contato nel suo diario di viaggio (409): “Alle spine con cui fu incoronato il nostro Redentore , fu pagato un omaggio, accanto alla Santa Croce e alla colonna della flagellazione”. Scrive anche in una lettera al magistrato Macario: “Sì, veneriamo giustamente le reliquie del Salvatore, la colonna a cui era legato, le spine con cui fu incoronato…”. Anche San Vicente de Lerins, morto nel 445 , ha detto che la corona di spine era parte della “regalia sacro”. Cioè, delle più grandi reliquie di passione, venerate da pellegrini, santi, penitenti e fedeli venuti dall’Europa verso la Terra Santa. E questo santo riferisce che in effetti la corona di spine aveva la forma di un pileo, cioè di un elmo militare romano, “che toccava e copriva la sua testa da tutti i lati”. Casiodoro dice anche di aver visto lì, a Gerusalemme, la corona di spine. Gregorio de Tours lo venerò nel 593 e nella sua Storia dei Franchi afferma di essere rimasto colpito dal colore verde brillante e dalla freschezza della reliquia. E scrive altrove che la corona miracolosamente rafforzata con il passare del tempo. Dopo il tempo, San Luis Rey de Francia acquistò la Santa Corona dall’imperatore di Costantinopoli. Che è preso trionfalmente dai veneziani a Venezia. E da lì alla città di Villeneuve , dove era atteso dal re, da sua madre, Bianca di Castiglia, e tutto l’entourage reale da prendere a Parigi. Era il 10 agosto 1239. Gli inventari sono stati fatti in Italia e più di 160 spine appaiono in posti diversi. Certamente il numero di spine con cui incoronarono Nostro Signore fu molto grande. Ma nell’inventario compaiono spine che sono state tagliate in due e tre parti. E altri che sono considerati reliquie per essere stati messi in contatto con gli originali.

In molti luoghi, i miracoli sono attribuiti alle sacre spine di Nostro Signore. Come liberarsi da parassiti e parassiti, difendersi dalle tempeste o dai nemici, ecc. Ma ci sono altri fenomeni miracolosi delle sante spine della corona di Cristo che possono essere raggruppati in tre categorie: 1. La riviviscenza; 2. La florescenza; e, 3. L’inverdimento.

1. reviviscenza: è quando la spina dorsale ha una goccia di sangue, e quel sangue che è secco rivive in certe circostanze e diventa rosso.

Di questo tipo, 24 casi sono conteggiati e autenticati in Italia.

2. Fioritura: è quando fioriscono.

3. Inverdimento: è quando diventano flessibili e freschi, come se provenissero da una pianta vivente.

In totale, della corona di spine di Nostro Signore, solo in Italia, ci sono 41 in cui si verificano questi fenomeni. Quando si verificano? Il più comune è che accade il venerdì santo che coincide con il 25 marzo. Per una relazione molto stretta tra il mistero dell’Annunciazione e quello della Passione di Nostro Signore. Anche gli altri venerdì santo avvengono, a volte per un po ‘di tempo o talvolta anche per mesi. Questa è una testimonianza di uno di questi casi, a Bergamo. Il dott. Paolo Bianchi ha visto la reliquia e la descrive come “un punto rosso sangue, vivo e umido, che tendeva ad espandersi visibilmente verso l’alto, visibile ad un occhio pulito ea un metro di distanza. Alcuni aloni bianchi e luminosi sono stati anche visti crescere e svilupparsi intorno alla colonna vertebrale. Con grande gioia e stupore il vice-pastore della chiesa avverte i fedeli che erano lì a pregare, era la sera di Pasqua, che c’era un fenomeno miracoloso nella sacra reliquia. Un letto di colore di sangue vivo copriva l’intera lunghezza della spina dorsale, aveva la forma di una fiamma invertita, ed era lungo 10 mm per 2 di larghezza”. Un altro da Perugia: “ciò che è supremamente meraviglioso e terribile, ogni anno, il Venerdì Santo, nell’ora della passione, è che la spina diventa verde, il Sangue rinasce. E da uno all’altro appaiono piccoli fiori d’oro, bianchi, blu e verdi, con alcuni bagliori che appaiono e scompaiono, come se il prezioso Sangue bollisse. E come se la spina non si fosse asciugata migliaia di anni fa, ma come se fosse stata tagliata lo stesso giorno da un biancospino vivo e lussureggiante”. E c’è un’altra storia di una delle spine che si trova ad Andria, a Bari, ha avuto uno dei fenomeni più evidenziati e confermati dagli scribi. Per citarne uno, nel pomeriggio del 1° novembre 1837 la spina si fece rossore di sangue vivo, e più prodigioso fu il fatto che il fenomeno durò circa un mese. Ma la storia proveniva da prima. La prima storia dell’evento prodigioso , delle macchie di sangue coagulate sulla colonna vertebrale, risale al 1633. I testimoni affermano che: “la spina sacra è evidentemente arrossata con sangue fresco e con frequenti variazioni di essa”. Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo i miracoli avvenivano nel 1644, 1701, 1712, 1785 e 1796, e sono stati accompagnati da una documentazione sempre più ricca e individualizzata. Una menzione speciale deve essere fatta di ciò che accadde nel marzo del 1701, quando il miracolo del miracolo avvenne nella cattedrale di Andria. Mentre il vescovo Andrea Ariani dall’altare maggiore mostrava alla gente la spina in cui il prodigio era stato eseguito poco prima, una donna posseduta, con urla e ululati, spaventando i fedeli, corse verso la sacra spina. Il vescovo, lasciandolo vicino, ordinò che quel terribile possesso finisse. E per lo stupore di molti, la povera creatura cadde a terra come un corpo morto, libero dal malvagio. Nel 1842 si prevedeva che il 25 marzo, come era già tradizione, la spina sacra sanguinasse di nuovo. Il vescovo Giuseppe Cosenza, giunto di notte, stava per sostituire la reliquia al suo posto, scoraggiato dal miracolo che non aveva avuto luogo. Quando si avvicinò alla cappella notò che da alcune chiazze di sangue germogliavano piccoli fiori bianchi e argento , come se fossero piccole spine, una manifestazione che durò fino al giorno successivo. Il vescovo, in segno di gratitudine, organizzò una solenne processione, che ebbe luogo nella festa dell’Ascensione, prendendo la sacra spina per le vie della città. Nel XIX i miracoli furono ripetuti nel 1847, 1853 e 1864.

Mercoledì 17 aprile Meditazione Quotidiana J.Main

      San Pietro (1Pt 3,15) riferisce dell’importanza di adorare Cristo nei nostri cuori. Radicandoci in Lui, ci stabiliamo nel principio di ogni vita, nella realtà stessa e, fondati in Lui, niente ha potere assoluto su di noi, neppure la morte stessa. La sfida consiste nel trovare il modo per giungere a Lui scorgendo la strada per il nostro stesso cuore, di modo che lì possiamo adorarlo. Ne consegue che la via della meditazione consente di imparare a morire all’illusione, a tutta l’irrealtà: è dunque la strada per imparare a risorgere con Cristo, a risorgere a vita eterna, oltre noi stessi e i nostri limiti. Significa imparare a farlo ora, oggi, e non posticipare la vita eterna al momento in cui potremmo andare in paradiso. Il Regno dei Cieli è con noi adesso ed è adesso che dobbiamo aprirci ad esso perché, come dice San Pietro, dobbiamo essere vivificati nello Spirito e vivere in pienezza con la vita divina. Come cristiani non dobbiamo mai accontentarci di meno.

       La nostra vita cristiana non consiste solo nel trovare il modo di sopravvivere. 

Ogni parola del Nuovo Testamento lascia intendere che è di somma importanza vivere ampliando costantemente il cuore e lo Spirito, crescere nell’amore e radicarsi più saldamente in Dio. Tutti noi dobbiamo comprendere il nostro potenziale, che siamo un universo in espansione, e perciò siamo capaci di una energia-espansione che è infinita.