Domenica 16 dicembre Meditazione Quotidiana J.Main osb

Una delle grandi difficoltà nell’imparare a meditare è che si tratta di qualcosa di molto semplice. Nella nostra società molti pensano che solo le cose veramente complicate siano valide. Per meditare dovete imparare a essere semplici e ciò rappresenta una vera sfida per tutti noi. Imparare a meditare comporta una semplicità che consiste nell’allontanarsi dalla molteplicità e da tutte le possibilità che abbiamo davanti, per concentrarsi sulla semplicità assoluta dell’essere. Immaginate di imparare ad andare in bicicletta:anzitutto dovete imparare a stare in equilibrio e successivamente dovete concentrarvi sia per mantenere l’equilibrio, sia per andare diritto. È straordinario che, mentre dedicate tutte le vostre energie a mantenervi in equilibrio, stabili, scoprite una inaspettata armonia e una nuova libertà. La stessa cosa vale per la meditazione: come per la bicicletta, è necessaria la volontà di imparare, di concentrarsi. Bisogna Imparare a indirizzare le energie nel semplice compito di stare in equilibrio e andare fermamente in un’unica direzione.

Per stare sulla via nella meditazione dovete essere abbastanza semplici da abbandonare ogni altra cosa, così da essere davvero liberi e in armonia.

Il significato dell’Avvento

Avvento è essere convinti
che il Signore viene ogni giorno,
ogni momento nel qui
e nell’ora della storia,
viene come ospite velato.
E, qui, saperlo riconoscere:
nei poveri, negli umili, nei sofferenti.
Avvento significa in definitiva:
allargare lo spessore della carità!
Tanti auguri scomodi, allora!

(Tonino Bello)

Basta un…cerino!

Fulton Sheen era vescovo ausiliare a New York, quando un giorno si trovò a predicare in uno stadio pieno di gente. A metà del suo discorso chiese che si spegnessero tutte le luci e dal microfono disse: Io accenderò un cerino; chi lo vede dica sì.

Si sentì un solo grido in tutto lo stadio: al buio un cerino si vede! Poi spense il cerino e continuò: Tutti quelli che hanno un cerino o un accendino lo accendano; dopo poco, lo stadio si illuminò di luce fioca, ma luce diffusa.

Poi fece tornare la luce normale e disse: Vedete, un solo sì, una sola fiammella; se viene imitata si estende a tutti coloro che sono presenti. Ebbene, così risplenda la vostra luce – dice il Signore – di fronte agli uomini.

La lucciola di Natale

Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. Per non spaventare il piccolo restarono in gruppo sulla soglia. Ma Gesù, con un gesto delle rosee manine, li chiamò ed essi si precipitarono, portando i loro doni. L’ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa, non sapendo che cosa offrire, promise che non avrebbe più punto nessuno, la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù.

Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo nulla da offrire.

Se ne stette timido sulla porta; eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore grosso e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina: «E tu, piccolo insetto, perché non ti avvicini?». Era Gesù stesso che glielo domandava. Allora, commosso l’insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino.

Era così emozionato per l’attenzione ricevuta, che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una lacrima cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. «Grazie», sorrise il bambinello. «Questo è un regalo bellissimo». In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la lacrima. «Ecco è diventata una goccia di luce!», disse Gesù sorridendo. «Da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola perché porterai con te la luce ovunque andrai».

Dom Ludolfo di Sassonia ed una preghiera per Natale

Dom Ludolfo di Sassonia

Cari amici lettori, in questo periodo che precede il Santo Natale, ecco per voi una meravigliosa preghiera scritta da Dom Ludolfo di Sassonia. L’ascetico certosino autore della “Vitae Christi”, traccia una similitudine tra la nascita di Gesù e la rinascita della vita monastica. Deliziosa!!!

“Caro Dio, per la tua ineffabile Natività, fammi trovare una nuova nascita in una vita santa”

“Dolce Gesù, che, avendo ricevuto dal tuo umile servitore una umile nascita, voleva essere avvolto in abiti felpati e giace in una vile mangiatoia, Signore misericordioso, con la tua ineffabile Natività, fammi trovare una nuova nascita in una vita santa; e che, nascosto sotto il povero abito della mia professione religiosa, come se fossi avvolto in fasce, e che resti rigido negli esercizi di regolare disciplina, come se fossi sdraiato in una mangiatoia, fa che io possa raggiungere la perfezione della vera umiltà. E tu che ti sei degnato di diventare un partecipante della nostra umanità e della nostra mortalità, concedimi di diventare un partecipante della tua Divinità e della tua Eternità. Così sia.”

Sabato 15 dicembre Meditazione Quotidiana J.Main osb

Dapprima il silenzio appare come un vuoto, un’assenza. A volte può sembrare estremamente negativo e vi potreste chiedere: “Devo davvero trascorrere ogni giorno un’ora in questo modo? È necessario meditare mezz’ora ogni mattina e mezz’ora ogni sera?”. E da qui nascono altri interrogativi: “In questo tempo sto forse sacrificando i rapporti umani? Mi si chiede di rinunciare alla mia razionalità e a tutto ciò che ho imparato? La posta in gioco sembra troppo alta: devo lasciare perdere tutti i miei studi, la mia professionalità, la mia creatività? “. A prima vista ecco ciò che può sembrare: di stare abbandonando, una ad una, tutte le nostre potenzialità. Per che cosa? Per l’immobilità, per il silenzio. Per nulla.
    Ora, è certo che non vi sia modo di trovare una risposta soddisfacente a questo tipo di interrogativi se non con l’effettiva pratica della meditazione. Solo nella pratica e nella fede si può trovare la risposta, ma trovarla ci richiede un vero salto nel buio, nel silenzio. È solo nel l’esperienza concreta della meditazione che possiamo trovare una risposta esauriente. Forse questo non sembrerà il modo migliore per parlare di meditazione. Eppure, per quanto si possano fare bei discorsi sulla meditazione a un certo punto bisogna tacere.

O fiamma viva

O fiamma d’amor viva,

che amorosamente ferisci

della mia anima il più profondo centro!

poiché non sei più dolorosa,

se vuoi, ormai finisci;

squarcia il velo di questo dolce incontro.

O cauterio soave!

O deliziosa piaga!

O tenera mano! O tocco delicato,

che sa di vita eterna

e ogni debito paga!

Uccidendo, morte in vita hai mutato.

O lampade di fuoco,

nei cui splendori

le profonde caverne del senso,

che era oscuro e cieco,

con straordinarie perfezioni

calore e luce insieme danno all’Amato!

Come dolce e amoroso

ti risvegli nel mio seno,

dove segretamente solo tu dimori!

Nel tuo spirar gustoso,

di bene e gloria pieno,

come delicatamente m’innamori!

(S. Giovanni della Croce)

***

Gli atti dell’anima trasformata in amore sono preziosissimi e uno di essi merita e vale molto di più di quanto ha compiuto in tutta la sua vita senza tale trasformazione, per quanto grande possa essere stato.

(S. Giovanni della Croce)