Giovedi 17 gennaio Meditazione Quotidiana J.Main

Quando leggo Cassiano, mi viene subito in mente la preghiera che Gesù approva a quando ci riferisce del peccatore che, in piedi in fondo al tempio, pregava con un’unica espressione:”Signore, abbi pietà di me peccatore, Signore, abbi pietà di me peccatore”. Gesù afferma che egli andò a casa “giustificato”, a differenza del fariseo che, in prima fila, pregava ad alta voce con molte parole (Lc. 18-9-14). Tutto l’insegnamento di Cassiano sulla preghiera si basa sui vangeli:

Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate (Mt. 6,7-8).

Come suggeriva, pregare non significa parlare con Dio, ma ascoltarlo o essere con Lui: sulla base di questa semplice idea della preghiera, Cassiano raccomanda, qualora si voglia pregare o ascoltare, di rimanere silenti e immobili, recitando in continuazione un breve versetto. Cassiano aveva ereditato questo metodo da quella che ai suoi tempi era un’antica e consolidata tradizione ed è tuttora universale. Mille anni dopo Cassiano, l’autore inglese della Nube della non-conoscenza (cap. 39) raccomandava la ripetizione di una piccola parola: “Dobbiamo pregare nell’altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza del nostro spirito [diceva] non con molte parole ma con una piccola parola”.

Pubblicato da

Giuseppe Bortoloso

laico-eremita urbano-wccmitalia, felicemente sposato con Clara, gioia della mia vita. Padre di tre figli e nonno di quattro nipoti. Ho collaborato con l’Ordine dei Carmelitani Scalzi nella redazione delle “Nuove Costituzioni OCDS”, partecipando a due Congressi Internazionali e al Capitolo di Avila nel 2003.