Giovedì 7 febbraio Meditazione Quotidiana J.Main

     Ritengo che uno dei concetti che possono contribuire a farci comprendere la radicalità della ripetizione del mantra e dell’esperienza meditativa sia quella del destino. Forse si potrebbe descrivere la preghiera come uno stato di amore obbediente, in cui siamo interamente a disposizione di Dio senza desiderare o pianificare, ma semplicemente disponendoci nella pienezza del dono della vita, della nostra stessa creazione esclusiva. Ciascuno di noi è stato creato per un destino unico, un unico compimento in Dio e il nostro solo compito nella vita è quello di essere pienamente disponibili a tale destino. In altre parole, la nostra missione è vivere dell’energia divina, partecipare del progetto di Dio e svolgere il nostro ruolo in pienezza e con generosità. Forse avete meditato abbastanza a lungo da capire che la preghiera non consiste in richieste indiscriminate, ma in qualcosa di molto più semplice: essere in unione con Dio.
        L’immobilità serve a radicarci e a mettere a fuoco la sfida che tutti dobbiamo affrontare: essere radicati nel nostro vero sé. In altre parole, è la sfida ad essere totalmente aperti al dono della nostra stessa creazione. L’immobilità ci aiuta a radicarci nel dono che Dio ci ha offerto nel nostro essere, e che comprendiamo rimanendo immobili in un solo posto. Scoprire la nostra identità significa raggiungere Dio. Ciò che scoprirete nella meditazione è la reciproca armonia che abbiamo con Dio. Radicandoci in noi stessi, ci radichiamo sia nel posto che ci spetta nella creazione sia, di conseguenza, nel Creatore. San Paolo ci ricorda sempre che la sfida e il compito della nostra vita è di diventare “radicati in Cristo” (Ef. 3,17), che dimora nei nostri cuori. Ecco perché dobbiamo radicarci nei nostri cuori. Il silenzio e l’immobilità esteriori sono un segno concreto dell’immobilità e del silenzio del nostro radicamento interiore. 

Pubblicato da

Giuseppe Bortoloso

laico-eremita urbano-wccmitalia, felicemente sposato con Clara, gioia della mia vita. Padre di tre figli e nonno di quattro nipoti. Ho collaborato con l’Ordine dei Carmelitani Scalzi nella redazione delle “Nuove Costituzioni OCDS”, partecipando a due Congressi Internazionali e al Capitolo di Avila nel 2003.