La ricchezza dell’altro offerta in dono

«Da quanto abbiamo detto risulta anche quale significato rivesta la conoscenza della personalità estranea ai fini della nostra “autoconoscenza”. Essa non solo c’insegna, come abbiamo in precedenza visto, a porci come oggetto di noi stessi, ma porta a sviluppo, in quanto empatia di “nature affini” ossia di persone  del nostro tipo, quel che in noi “sonnicchia” e perciò ci rende chiaro, in quanto empatia di strutture personali diversamente formate, quel che non siamo e quel che siamo in più o in meno rispetto agli altri. Con ciò è dato al tempo stesso, oltre all’autoconoscenza, un importante aiuto per l’autovalutazione. Il fatto di vivere un valore è fondante rispetto al proprio valore. In tal modo, con i nuovi valori acquisiti  per mezzo dell’empatia, lo sguardo si dischiude simultaneamente sui valori sconosciuti della propria persona. Mentre, empatizzando, c’imbattiamo in sfere di valore a noi precluse, ci rendiamo coscienti di un proprio difetto o disvalore».

 

Stein Edith, Il problema dell’empatia, pp. 227-228, Edizioni Studium, Roma, 1985.

Pubblicato da

Giuseppe Bortoloso

laico-eremita urbano-wccmitalia, felicemente sposato con Clara, gioia della mia vita. Padre di tre figli e nonno di quattro nipoti. Ho collaborato con l’Ordine dei Carmelitani Scalzi nella redazione delle “Nuove Costituzioni OCDS”, partecipando a due Congressi Internazionali e al Capitolo di Avila nel 2003.