Dom Ludolfo di Sassonia ed una preghiera per Natale

Dom Ludolfo di Sassonia

Cari amici lettori, in questo periodo che precede il Santo Natale, ecco per voi una meravigliosa preghiera scritta da Dom Ludolfo di Sassonia. L’ascetico certosino autore della “Vitae Christi”, traccia una similitudine tra la nascita di Gesù e la rinascita della vita monastica. Deliziosa!!!

“Caro Dio, per la tua ineffabile Natività, fammi trovare una nuova nascita in una vita santa”

“Dolce Gesù, che, avendo ricevuto dal tuo umile servitore una umile nascita, voleva essere avvolto in abiti felpati e giace in una vile mangiatoia, Signore misericordioso, con la tua ineffabile Natività, fammi trovare una nuova nascita in una vita santa; e che, nascosto sotto il povero abito della mia professione religiosa, come se fossi avvolto in fasce, e che resti rigido negli esercizi di regolare disciplina, come se fossi sdraiato in una mangiatoia, fa che io possa raggiungere la perfezione della vera umiltà. E tu che ti sei degnato di diventare un partecipante della nostra umanità e della nostra mortalità, concedimi di diventare un partecipante della tua Divinità e della tua Eternità. Così sia.”

Il “vangelo della famiglia” (da papa Francesco)

dal discorso di papa Francesco alla plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia, 25 ottobre 2013

Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia è il motore del mondo e della storia. […] La “buona notizia” della famiglia è una parte molto importante dell’evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti, con la testimonianza della vita; e già lo fanno, questo è evidente nelle società secolarizzate: le famiglie veramente cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani… Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo! E per questo ci avviciniamo con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutti vogliamo stare vicino con l’annuncio di questo Vangelo della famiglia, di questa bellezza della famiglia.

Fonte: http://www.gliscritti.it/antologia/entry/1269

Magritte e Dio. L’inversione dello sguardo e la rivelazione inaspettata

50° anniversario della morte di Magritte

Cinquant’anni fa, il 15 agosto 1967, moriva all’età di 68 anni a Bruxelles René Magritte, il pittore surrealista belga conosciuto come uno dei più grandi artisti del ‘900. Le sue opere sono così numerose e le più note talmente riprese e trasformate da altri artisti, dalla pubblicità, dal mondo dell’immagine in generale, che a volte è difficile dire quali siano quelle originali. In fondo però, a tutta questa celebrità delle sue opere corrisponde una scarsa conoscenza di queste e di Magritte stesso, invasi come siamo da “varianti” di ogni genere fatte da altri.

Magritte e Dio

Il soggetto religioso o cristiano è praticamente assente nei quadri di Magritte e solo alcuni titoli riportano il nome di Dio o si riferiscono a espressioni d’origine religiosa, come ad esempio La collera di Dio (un fantino a cavallo al galoppo sopra un’auto a sua volta in corsa) o Dio non è un santo (un uccello in volo che si sta posando sopra una scarpa da donna), o L’impero delle luci (dove il cielo illuminato a giorno in alto sovrasta un paesaggio notturno, con il titolo ispirato all’evangelico “L’impero delle tenebre”, Lc 22,53). Ma sappiamo che volutamente il pittore non faceva corrispondere le immagini alle parole nei titoli dei suoi quadri quando li attribuiva insieme alla moglie Georgette e al gruppo di suoi amici surrealisti. Inoltre né lui né il suo ambiente erano religiosi, come si evince dalle biografie su di lui e anche dai suoi scritti o aforismi, dove raramente si riferisce a Dio e non in modo espressamente religioso o cristiano.

Il surrealismo: l’inversione dello sguardo

Un aspetto di Magritte che può essere messo in luce è quello dell’inversione dello sguardo, in relazione a uno dei suoi aforismi: «essere surrealista, significa bandire dalla mente il “già visto” e ricercare il non visto». Per comprendere meglio la realtà a volte bisogna invertire la direzione dello sguardo per uscire dall’abitudine del già visto e saputo, e così stupirci per un nuovo sguardo sulla realtà diventata nuova, che ci dona La risposta inaspettata, come titola l’artista il quadro che rappresenta la possibilità prodigiosa di vedere dietro una porta che si smaterializza in parte per svelare cosa “nasconde” al di là. Il surrealismo è a favore della scoperta della realtà come diceva ancora Magritte, «il surrealismo è la conoscenza immediata del reale». Egli farà spesso uso “dell’inversione della regola”, che sia nella grandezza degli oggetti o della legge di gravità, con oggetti che fluttuano liberamente nell’aria o enormi pietre che volano come nuvole, vedesi La battaglia delle Argonne o il celebre Il castello dei Pirenei (probabilmente ispirato dalla Cittadella di Dinant, fortezza militare in cima ad una rocca scoscesa).

“L’inversione rivelatrice” nelle opere di Magritte

Ecco ora alcuni esempi di questa “inversione rivelatrice”! In alcuni quadri di Magritte, come Il matrimonio a mezzanotte, gli alberi crescono “al contrario”, hanno cioè le radici in alto (in cielo?) e la chioma in basso (verso terra). Nel famoso La riproduzione vietata, l’uomo che si guarda allo specchio non vede il suo volto e il suo petto ma vede riflessa la sua nuca e la sua schiena, ciò che non può vedere, il “non visto” di se stesso, poiché lo specchio “inverte” l’immagine in una maniera incredibile. In Le relazioni pericolose, Magritte dipinge una giovane donna nuda che si copre le parti intime con uno specchio rivolto verso lo spettatore che, invece di vedersi riflesso, vede ciò che lo specchio copre, cioè la silhouette della donna, sebbene in “direzione invertita” rispetto al resto del corpo non coperto e come se lo specchio “riflettesse” la donna addirittura da dietro verso il davanti. In diverse opere, come L’invenzione collettiva, Le meraviglie della natura e altre, vediamo “l’inversione” della figura della sirena, che non ha più la parte bassa del corpo a forma di pesce e la parte alta di donna, ma è pesce dalla vita in su e donna (o uomo alcune volte) dalla vita in giù. Magritte ha messo queste due forme vis-à-vis in un pannello pubblicitario realizzato alla fine del 1945 per una mostra sul surrealismo mentre ha rappresentato la sirena “classica” per un murales. Nella prima casa di Magritte a Bruxelles, oggi museo nel quartiere-comune di Jette, si può vedere un disegno (inciso all’acquaforte) Senza titolo dove l’artista mette la testa di un uomo sopra il suo cappello: un’inversione impressionante e rivelatrice! Come quella del dipinto Lo spirito della geometria, dove la maternità classica vede l’inversione delle teste tra mamma e bambino.

“Il salotto di Dio” e “L’impero delle luci”

Nei diversi quadri chiamati L’impero delle luci (o nel corrispettivo “invertito” Il salotto di Dio, meno noto) si è stupiti dal contrasto – sulla linea cielo e terra – tra luce e tenebra, giorno e notte, che, coesistendo nello stesso paesaggio, appaiono “invertiti” uno rispetto all’altro. Ecco come Magritte stesso racconta la loro genesi: «Ho pensato di rappresentare un paesaggio in pieno sole con un cielo notturno (stelle e luna crescente). L’ho dipinto e ridipinto più volte e sono allo stadio del disincanto; è un fallimento, evidentemente! Un amico mi ha suggerito di intitolarlo Il salotto di Dio. Ho a lungo esitato ad adottare questo titolo, in quanto Il ballo in maschera mi sembrava preferibile per diverse ragioni di cui la principale era il divieto assoluto di dire qualunque cosa di Dio. Posso pensare a un paesaggio soleggiato sotto un cielo notturno. Ma vederlo e riprodurlo in pittura non è possibile se non si è un Dio. Attendendo di diventarlo, abbandono il progetto… poi l’ho ripreso modificandone l’impostazione. Ecco il risultato: un paesaggio notturno sovrastato da un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio evoca la notte e il cielo evoca il giorno. Mi sembra che l’immagine così composta abbia il potere di sorprenderci e di incantarci. Io chiamo questo potere, semplicemente, “poesia”». L’artista che crea un’opera è riflesso, cosciente o incosciente, di Dio.

“L’impero delle luci”, quelle di Dio

Di Magritte vogliamo quindi cogliere quello sguardo nuovo dell’io nuovo sulla realtà che si svela nuovamente, che si “rivela” nuova e di nuovo, grazie anche all’inversione dello sguardo sulla realtà. In questo rivelarsi della realtà Dio c’è, ma si nasconde anche, discreto allo sguardo, perché, come direbbe Blaise Pascal, «vi è abbastanza luce per quelli che non desiderano che di vedere e abbastanza oscurità per quelli che hanno una disposizione opposta». Anche questo è un altro L’impero delle luci, quelle di Dio.

P. Ermanno Barucco ocd

Ringraziamento per la salvezza ricevuta

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Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.

Signore, mio Dio,
a te ho gridato e mi hai guarito.

Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,

perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ho detto, nella mia sicurezza:
“Mai potrò vacillare!”.

Nella tua bontà, o Signore,
mi avevi posto sul mio monte sicuro;
il tuo volto hai nascosto
e lo spavento mi ha preso.

A te grido, Signore,
al Signore chiedo pietà:

“Quale guadagno dalla mia morte,
dalla mia discesa nella fossa?
Potrà ringraziarti la polvere
e proclamare la tua fedeltà?

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!”.

Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l’abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia,

perché ti canti il mio cuore, senza tacere;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. (Salmo 29)

 

Commento

L’ autore del salmo riconosce di essere stato nel passato ampiamente beneficato da Dio, ma aveva peccato di presunzione dicendo tra sé: “Mai potrò vacillare!”.
Per questo Dio l’aveva abbandonato e gli aveva nascosto per “un istante” il suo volto. Per “un istante” l’aveva esposto ai suoi nemici, i quali giunsero ad un sol passo dal prevalere su di lui, ma Dio gli diede “vita” e così poté sfuggire alla morte. Per questo egli è diventato un testimone della bontà del Signore: “Cantate inni al Signore, o suoi fedeli”.
Permane però nelle insidie ed egli si rivolge a Dio chiedendo di conservarlo in vita, perché non ne trarrebbe nessun vantaggio dalla sua morte: “Quale guadagno dalla mia morte, dalla mia discesa nella fossa? Potrà ringraziarti la polvere e proclamare la tua fedeltà?”. La sua missione, il suo proclamare la fedeltà di Dio, sarebbe interrotta anzitempo. Umile, invoca misericordia, e lascia il lamento sperimentando ancora una volta la fedeltà del Signore.
Conclude confermandosi nell’amore per il Signore: “Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre”.

Capitoli e versetti nella Bibbia

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Come si è arrivati a dividere la Bibbia in capitoli e in versetti? Negli “originali” non c’era separazione tra le parole, né vocali o segni di interpunzione, né titoli che aiutassero a localizzare i passi biblici.
Fin dall’antichità, e soprattutto in ordine alla lettura liturgica, si è vista la necessità di dividere il testo sacro. Sono stati proposti diversi sistemi, sia tra gli ebrei (“Sedarim”, “Perashiyyot”, “Pesuquim”) che tra i cristiani (“Canoni eusabiani”, da Eusebio di Cesarea), per dividere i Vangeli in 1162 sezioni.

Stephen Langton, arcivescovo di Canterbury, che era stato gran cancelliere dell’Università di Parigi, eseguì la divisione dell’Antico e del Nuovo Testamento in capitoli sul testo latino della Vulgata di San Girolamo verso il 1226. Dalla Vulgata passò al testo della Bibbia ebraica, al testo greco del Nuovo Testamento e alla versione greca dell’Antico Testamento. Stabilì una divisione in capitoli, più o meno uguali, molto simile a quella che abbiamo nelle nostre Bibbie stampate. Verso il 1226 i librai di Parigi introdussero questa divisione in capitoli nel testo biblico, dando luogo a quella che si conosce come Bibbia Parigina. Da allora, questa divisione divenne universale.

Sante Pagnini (1541), ebreo convertito e poi domenicano, originario di Lucca, dedicò 25 anni alla sua traduzione della Bibbia, pubblicata nel 1527, e fu il primo a dividere il testo in versetti numerati.
La stampa avvenne a Lione. Era una versione molto letterale che costituì un punto di riferimento per gli umanisti dell’epoca e venne ristampata varie volte. Robert Estienne, prestigioso impressore, eseguì l’attuale divisione in versetti del Nuovo Testamento nel 1551. Nel 1555 realizzò l’edizione latina di tutta la Bibbia. Per i versetti dell’Antico Testamento ebraico prese la divisione effettuata da Santi Pagnini, mentre per gli altri libri dell’Antico Testamento ne elaborò una propria, e per il Nuovo Testamento impiegò quella che egli stesso aveva realizzato pochi anni prima. La decisione di dividere il testo biblico in capitoli e versetti numerati permette, da allora, di trovare immediatamente un passo. È uno strumento fondamentale per i ricercatori e per poter impiegare tutti uno stesso riferimento.

La prima Bibbia stampata che includeva totalmente la divisione in capitoli e versetti è stata la cosiddetta Bibbia di Ginevra, pubblicata nel 1560 in Svizzera. Gli editori della Bibbia di Ginevra optarono per i capitoli di Stephen Langton e i versetti di Robert Estienne, consapevoli della grande utilità che avevano per la memorizzazione, la localizzazione e la comparazione dei passi biblici. Nel 1592 papa Clemente VIII fece pubblicare una nuova versione della Bibbia in latino per l’uso ufficiale della Chiesa cattolica, e in essa si incluse la divisione attuale in capitoli e versetti. Alla fine del XVI secolo, quindi, gli ebrei, i protestanti e i cattolici avevano accettato la divisione in capitoli introdotta da Stephen Langton e la suddivisione in versetti introdotta da Robert Estienne. Da allora queste divisioni sono state accettate come la forma standard per individuare i versetti della Scrittura e sono state accolte a livello universale.

Io valgo

Ho visto una ragazza che portava una maglietta con una vistosa scritta sul davanti:”Io valgo”

La lasciai sfilare davanti a me, pensando che era una ragazza molto bella, ma forse un pò esagerata nell’autovalutazione. Dovetti ricredermi.

Sulla schiena, la maglietta aveva una un’altra scritta ben visibile: “Perché Dio non fa robaccia”.  Tu vali…perchè Dio non fa robaccia

In dialogo con pazienza e prudenza

di Maria Teresa Pontara Pederiva | 30 maggio 2018

In montagna si parla (poco), senza gridare o agitarsi scomposti. E soprattutto si procede insieme adeguando il passo al gruppo per non lasciare indietro nessuno

Sì, non c’è dubbio che in questi otto anni sia cambiato il dibattito all’interno della Chiesa.

Ma per non fermarci a questo breve lasso di tempo si può dire che non è ancora tornata la libertà e lo spirito del dopo Concilio, anche se le finestre (e le porte!) si stanno riaprendo. Non esiste più quel senso quasi di oppressione che era avanzato strisciante dalla seconda metà degli anni ’80: per dirla con Xeres e Campanini, quasi “mancasse il respiro”. Spesso disatteso quel Vaticano II che aveva allargato, grazie allo Spirito, il respiro della Chiesa e dei cristiani. Molti non credenti, che avevano accettato un dialogo con i cattolici, avevano finito per non riconoscere loro neppure una presenza nello spazio democratico.

Certo in quegli anni lo Spirito ha continuato a soffiare. Tanti non si sono mai rassegnati e, pure in un contesto difficile (talvolta “molto” difficile), non si sono arresi. Molti anche i laici che non hanno avuto timore di continuare a riunirsi, studiare (quanti i giovani, anche coppie, che si sono iscritti a corsi teologici in parallelo agli studi laici), parlare e discutere, nonostante tutto, in nome della libertà dei figli di Dio. Soprattutto dopo che il Convegno della Chiesa italiana a Loreto (1985) aveva di fatto sancito la marginalizzazione dei laici e l’esclusione del concetto di corresponsabilità.

Non è mai venuto meno il «fuoco sotto la cenere» che invocava un ritorno alla freschezza del Vangelo. Quando nel 2012 papa Ratzinger inaugurava l’Anno della fede una delle motivazioni era quella di «ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede», con l’aiuto dello Spirito. Forse sono stati troppi quelli che non hanno avvertito quel soffio per rifugiarsi – quasi sotto assedio – in una sterile nostalgia di un passato che non torna. E la voce era a senso unico.

Oggi il contesto è profondamente diverso: sembra molto attenuato il clima di autoreferenzialità complice l’introduzione di un linguaggio da iniziati, sempre più escludente, l'”ecclesialese” (è significativo che certi termini siano oggi del tutto scomparsi). Il contesto è più libero sì, ma dannatamente complesso. Anche per l’avvento dei social-media (dove tanti si nascondono nell’anonimato per far emergere rancori e conflitti irrisolti, prima di tutto personali). Anche perché molti non sono cresciuti nella libertà di parola, di dialogo, di critica e nella novità rischiano di scottarsi per attese troppo alte.

Occorrono pazienza e prudenza, le virtù di chi va in montagna: la grammatica della pazienza per impedire fughe in avanti (che rischiano di tagliare le gambe) e la prudenza che avanza con passo regolare e continuo, nonostante la fatica perché è solo così che si raggiunge la meta. Senza dimenticare che in montagna si parla (poco), senza gridare o agitarsi scomposti. E soprattutto si procede insieme adeguando il passo al gruppo per non lasciare indietro nessuno, aiutandosi l’un l’altro con un occhio speciale per i più piccoli o quanti sono in difficoltà.

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Questo articolo fa parte della serie dedicata a questo tema:

8 anni fa nasceva VinoNuovo, per creare uno spazio di confronto tra cattolici sulle cose cattoliche.

Come è cambiato il dibattito nella Chiesa in questi anni?

Vuoi dire la tua su questo tema? Scrivi all’indirizzo mail iltemadelmese@gmail.com.

LEGGI QUI TUTTI GLI INTERVENTI PRECEDENTI

Fonte: http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=3044