Sensibili al progetto di Dio

Una delle sfide che dobbiamo continuamente affrontare è di rimanere sensibili al rivelarsi del progetto di Dio nella nostra vita, è di dare un assenso libero e aperto al destino che il suo amore ci assegna.

(John Main)

Mi abbandono alla tua divina Volontà

9 – Dà il nome di forti ai demoni, che è il secondo nemico, poiché essi con grande forza procurano di contrastare il passo su questo cammino, perché le loro tentazioni ed astuzie sono più forti e dure a vincersi e più difficili ad intendersi di quelle del mondo e della carne ed anche perché si rafforzano con l’aiuto degli altri due nemici, mondo e carne, per lottare aspramente contro l’anima.

Pertanto David parlandone li dice forti: Fortes quaesierunt animam meam ( Sal 54,5 ), cioè: I forti desiderarono l’anima mia.

Della quale forza anche il profeta Giobbe dice che non vi è potere sulla terra da paragonarsi a quello del demonio, il quale fu creato in modo tale da non avere paura di nessuno ( Gb 41,24 ), cioè nessun potere umano può reggere in confronto con quello di lui.

Perciò solo il potere divino riesce a superarlo e solo la luce divina può capire le sue astuzie.

Per questo l’anima che deve vincerne la forza, non lo potrà fare senza ricorrere alla preghiera, come del resto non potrà intenderne gli inganni senza umiltà e mortificazione.

S. Paolo avvisa i fedeli con le parole seguenti: Induite vos armaturam Dei, ut possitis stare adversus insidias diaboli, quoniam non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem ( Ef 6,11-12 ), vale a dire: Rivestitevi della armatura di Dio per poter resistere contro le astuzie del nemico poiché questa lotta non è come quella contro la carne e il sangue, intendendo per sangue il mondo e per armi di Dio l’orazione e la croce di Cristo, in cui si trova l’umiltà e la mortificazione di cui è stato parlato.

10 – Inoltre l’anima afferma che oltrepasserà le frontiere per le quali, come è stato detto, intende le ribellioni e le ripugnanze naturali della carne contro lo spirito, poiché, secondo quanto dice S. Paolo: Caro enim concupiscit adversus spiritum ( Gal 5,17 ).

La carne appetisce le cose contrarie allo spirito e si mette come sulle frontiere opponendosi al cammino spirituale.

L’anima deve attraversare queste frontiere superando le difficoltà e atterrando con forza e decisione di spirito tutti gli appetiti sensitivi e tutte le affezioni naturali poiché, finché non li avrà cacciati, lo spirito ne rimarrà talmente impedito da non poter passare a vera vita e a diletto spirituale.

S. Paolo ci fa intendere bene la cosa quando dice: Si spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis ( Rm 8,13 ).

Se mortificherete le inclinazioni e gli appetiti carnali per mezzo dello spirito, vivrete.

Questo dunque è il metodo che l’anima, come dice in questa strofa, usa per andare in cerca dell’Amato, metodo che, in poche parole, consiste nell’avere costanza risoluta di non piegarsi a cogliere i fiori, coraggio di non temere le fiere, forza di oltrepassare i forti e le frontiere preoccupandosi solo di camminare per i monti e le rive delle virtù nella maniera già detta.

 

San Giovanni della Croce (Cantico Spirituale)

Esercitati dicendo interiormente: “Io mi abbandono alla tua divina Volontà. Non si faccia come desidero, ma come vuoi Tu, Gesù mio!”. Credimi che a me hanno consigliato questo atteggiamento ed ho potuto vedere in evidenza dei veri miracoli: poichè al Signore piace una tale confidenza fino alle più grandi sciocchezze. Da questo deriva tanta pace all’anima.

S. Teresa di Los Andes

Martedì 16 aprile Meditazione Quotidiana J.Main

 

    A contatto con gli altri, ci risvegliamo alla verità più profonda del nostro essere e in tal modo impariamo a trascenderci. Ecco perché meditare regolarmente, ogni giorno o una volta alla settimana, con lo stesso gruppo o comunità, è fonte di sano nutrimento per il nostro pellegrinaggio. Quando siamo in compagnia, non possiamo alimentare l’illusione di stare seguendo un cammino solitario; eppure, questa stessa presenza fisica è una spirituale ci richiama a un più profondo impegno personale all’immobilità, al silenzio e alla fedeltà.

      Analogamente, il gruppo o la comunità indicano la fine di ogni falso eroismo e auto-esaltazione. A contatto con i normali fallimenti e i limiti degli altri, la nostra risposta e la nostra fedeltà acquistano la prospettiva necessaria per dare alla nostra vita equilibrio e armonia. In presenza di altri, conosciamo noi stessi.

        Sono ogni giorno più sorpreso da quante persone, tanto diverse tra loro, ascoltino realmente il messaggio d’insegnamento della meditazione, e lo ascoltino da una profonda e forse insospettata immobilità interiore. E sono sempre più contento che in tanti restino fedeli alla disciplina e alla assiduità che rendono l’ascolto sempre più ricco di significato. Sono persone di ogni età e di ogni ambiente culturale, sociale e religioso. Ma hanno tutti scoperto un centro comune, Cristo, che vive nei loro cuori e nel cuore di tutta la creazione.

Guarire

La donna toccò il mantello di Gesù e fu guarita, fu liberata dal suo male. Noi invece tocchiamo e riceviamo ogni giorno il corpo del Signore, ma le nostre ferite non guariscono. Se siamo deboli non dobbiamo attribuirlo al Cristo, ma alla nostra mancanza di fede. Se infatti un giorno, passando per la strada, egli restituì la salute a una donna che si nascondeva, è evidente che oggi, dimorando in noi, egli può guarire le nostre ferite.

(San Pietro Crisologo, Sermone 43)

Betania

7 – Chiama fiere il mondo, poiché all’anima che incomincia ad incamminarsi verso Dio, pare che il mondo le si presenti all’immaginazione sotto l’aspetto di alcune fiere, che la minacciano e la spaventano.

Ciò accade principalmente in tre maniere:

La prima le suggerisce che le verrà a mancare il favore del mondo, che perderà gli amici, la stima, il merito e perfino il patrimonio.

La seconda fiera, che non è meno terribile della prima, le mette in risalto la difficoltà di rassegnarsi a non avere più gioie e consolazioni del mondo e a restare priva di tutti i suoi piaceri.

La terza fiera, ancora peggiore, le fa notare che le male lingue si leveranno contro di lei, la prenderanno in giro e la disprezzeranno.

Tali cose sogliono essere messe dinanzi agli occhi di alcune anime in modo tale da rendere loro difficilissima non solo la perseveranza contro queste fiere, ma anche la possibilità di intraprendere il cammino.

8 – Ad alcune anime generose sogliono opporsi fiere più interiori e più spirituali che sono difficoltà, tentazioni, turbamenti e travagli di ogni specie attraverso cui è necessario che passino, i quali Dio invia a coloro che vuole elevare ad alta perfezione provandole e raffinandole come l’oro nel fuoco, secondo quanto afferma David: Molte sono le tribolazioni dei giusti, ma da tutte quelle li libererà il Signore ( Sal 34,20 ).

Ma l’anima innamorata, che stima il suo Amato più di ogni altra cosa, confidando nell’amore e nell’aiuto di Lui, non ha paura di promettere:

non temerò le fiere,

supererò i forti e le frontiere.

 

San Giovanni della Croce (Cantico Spirituale)

“La domenica delle Palme, appena fatta la comunione, mi trovai in così grande sospensione da non poter neppure inghiottire la Sacra Ostia. Tornata alquanto in me stessa, e avendola ancora in bocca, mi parve che la bocca mi si riempisse di sangue, e che di sangue mi sentissi bagnato il volto e tutta la persona: un sangue caldo, come se nostro Signore l’avesse versato allora allora. Mentre ne assaporavo la straordinaria dolcezza, il Signore mi disse: « Figliola, voglio che il mio sangue ti giovi. Non temere che la mia misericordia ti manchi. Io l’ho versato fra acerbissimi dolori, e tu lo godi fra inenarrabili delizie. Vedi dunque che ti pago bene il banchetto che oggi mi prepari ». Disse così perché da più di trent’anni, il giorno delle Palme, quando potevo, mi accostavo alla comunione cercando di prepararmi l’anima in modo da offrire ospitalità al Signore, parendomi che gli ebrei fossero stati ben cattivi, quando, dopo averlo accolto con tanto trionfo, lasciarono che andasse a mangiare lontano. Facevo conto di trattenerlo con me, benché non gli apprestassi che un alloggio assai misero, come ora mi accorgo, e mi abbandonavo ad alcune ingenue considerazioni che il Signore doveva gradire. Questa è una delle visioni che io ritengo più sicure, dalla quale ebbi molto vantaggio per la santa comunione. Prima di questa grazia ero stata, credo per tre giorni, immersa in quella gran pena a cui vado soggetta più o meno fortemente per la lontananza di Dio. Ma in quei giorni la pena era così viva che mi pareva di non poterla più oltre sopportare. Dopo aver molto sofferto, mi accorsi che si era fatto tardi per la cena. Del resto, non ne avevo neppur voglia. Per i miei vomiti mi è di grande incomodo non poter cenare un po’ prima. Tuttavia, facendomi molta forza, mi posi il pane davanti per incoraggiarne a mangiarlo. Immediatamente mi si presentò il Signore, il quale, spezzato il pane – così almeno mi parve – me lo pose in bocca dicendomi: «Mangia, figliuola, e rassegnati meglio che puoi! Mi dispiace vederti soffrire, ma per ora ti conviene così». Mi disparve ogni pena, rimanendone molto consolata, per sembrarmi che il Signore stesse veramente con me. Quest’impressione mi durò tutto il giorno seguente, per cui i miei desideri rimasero, per allora, appagati. Notai quel suo mi dispiace, perché mi pare che non debba sentire alcuna pena.”

Santa Teresa di Gesù

Ringraziare è la sola cosa che possa fare

Pubblichiamo la lettera di un animatore di Bergamo, Francesco D’Anna, che è stato la prima settimana alla vacanza delle medie a Siena dal 26 giugno al 1 luglio.

«Ringraziare è la sola cosa che possa fare. Per una settimana intensa, piena di meraviglia, durante la quale la bellezza mi ha abbracciato più volte. Attraverso gli sguardi bisognosi di attenzione di molti bambini, attraverso quelli pieni di voglia di mettersi in gioco di animatori più giovani di me e miei coetanei, attraverso gli occhi di amici veri, che hanno saputo correggermi quando ho sbagliato e complimentarsi con me quando ho agito al meglio, aiutandomi così a crescere.

“Grazie!” è una parola semplicissima, che mi accompagna sempre, perché nella semplicità della vita riscopro l’essenza infinita della felicità.

Quindi: “Grazie!”, a tutti voi che mi avete accompagnato in questa settimana, in quel di Borgo Roma, a Verona.

Con affetto e gratitudine,

Francesco

Consigli per la vita spirituale

All’inizio di ogni tappa, le persone in genere si prefissano alcuni obiettivi da raggiungere nel corso del periodo. Per la vita spirituale, proponiamo anche una meta, e a questo scopo non c’è niente di meglio che prendere come modello tre consigli di tre grandi sante della Chiesa: Santa Teresa di Gesù, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa di Lisieux, seguendo le indicazioni tratte dall’opera Doctoras de la Iglesia di padre Antonio Royo Marín.

Il primo consiglio viene da Santa Teresa d’Avila, che è riuscita a progredire spiritualmente in modo straordinario pur non avendo direttori spirituali soddisfacenti. All’epoca in cui visse si credeva che quando la persona cresceva spiritualmente dovesse mettere da parte la riflessione sull’umanità di Cristo, la sua Passione e quanto Egli ci ha amati; insomma, la meditazione concreta sul Vangelo. L’idea era che quanto più alto era il livello di vita mistica, maggiore doveva essere la contemplazione della Trinità.

Santa Teresa di Gesù, come grande Dottore, ha notato l’errore insito in questo tipo di pensiero. Per lei, in tutte le tappe del cammino spirituale è imprescindibile la meditazione sull’umanità di Cristo. Egli è la Via. Nella sua opera Cammino di Perfezione, insegna alle monache a utilizzare le immagini di Cristo crocifisso, piagato, e a partire dall’immagine a meditare sul grande amore che Dio ha per l’umanità.

Il primo punto, quindi, è guardare alla Passione di Cristo, guardare all’Amore incarnato, concreto, reale, storico con cui Dio ha amato gli uomini e su questo basare il proprio edificio spirituale, come insegna San Giovanni: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,10). La morte di Cristo sulla Croce è la realtà concreta dell’amore di Dio.

L’edificio spirituale di molte persone crolla perché dimenticano questo primo punto: Dio ha amato l’umanità e ciascuno per primo. E questo amore non è una teoria, ma una realtà che si è fatta carne nell’umanità di Cristo. Il primo passo è quindi fare il fermo proposito di avere la croce di Cristo davanti agli occhi in ogni momento. “Gesù, amore incarnato, piagato per me”, appropriandosi di questa certezza: “Io sono stato amato di amore infinito, senza difetto. Non sono più una vittima, non ho bisogno di mendicare l’amore altrui”.

Il secondo punto viene da Santa Teresina del Bambin Gesù. Si tratta di come rispondere all’amore di Dio. Di fronte ai grandi santi, alcuni reagiscono con scoraggiamento, perché queste grandi anime rendono irraggiungibile l’ideale della santità; altri fanno di questi santi dei modelli e cercano di imitarli, desiderando una santità uguale alla loro. La Piccola ha avuto la sua intuizione fondamentale percependo che esistono anime, grandi santi, grandi uomini e donne scelti da Dio, un’élite spirituale che la stragrande maggioranza dell’umanità non riuscirà mai ad imitare. A suo avviso, esiste però anche un’altra famiglia: quella delle Piccole Anime, nella quale ella si vedeva inclusa pur essendo una grande anima. Nella sua dottrina, la santa afferma che anche le piccole anime possono amare Dio: non nel modo eroico in cui lo fanno i grandi santi, ma in modo ordinario, comune. Tutti sono chiamati a trasformare ciascuno dei piccoli atti della vita in amore per Dio. Offrire tutto a Gesù, il bene e il male, la gioia e la tristezza, la soddisfazione o la frustrazione, tutto per amore di Gesù. Santa Teresina ha trasformato tutti i piccoli atti ordinari della sua vita in amore, e per questo è stata straordinaria nell’ordinarietà in cui ha vissuto l’amore per Gesù. Questo è il secondo punto: ricambiare colui che ha amato per primo. Questo insegnamento ha il grande vantaggio di portare la religione nella vita quotidiana, di modo che nessun abbia più bisogno di aspettare la data del martirio per compiere qualsiasi atto eroico di amore per Dio. Tutti possiamo amarlo da ora, subito. È per questo che Santa Teresina, pur avendo sofferto molto per la malattia del padre e per la propria, ha dimostrato di essere una donna dalla grande maturità spirituale pur avendo solo 24 anni. Il suo cammino spirituale è stato impressionante: da bambina coccolata, immatura e vittimista è stata trasformata da Dio in una grande santa. Ricambiare l’amore di Colui che ci ha amati per primo.

Il terzo punto viene da Santa Caterina da Siena, laica terziaria che non ha mai vissuto in un convento; era nubile ma non monaca nel senso tecnico della parola. Pur se analfabeta, scrisse molte lettere al papa, che si trovava ad Avignone, convincendolo a riprendere il suo posto nella Chiesa, e quindi in un certo senso ha cambiato il destino della Chiesa stessa. Con i suoi gesti, la santa ci insegna una cosa molto importante: la conversione dei peccatori deve essere cercata da tutti, il che ci rende tutti apostoli. In lei si comprende ciò che insegna San Tommaso d’Aquino, secondo il quale l’amore può avere vari oggetti. L’oggetto materiale dell’amore può essere Dio, la propria persona o perfino i miliardi di persone della Terra, i santi, gli angeli, ecc. Tutti possono essere amati. La carità, l’amore, ha tuttavia un solo oggetto formale: Dio. Amare Dio per Dio, amare il prossimo per amore di Dio, amare se stessi per amore di Dio. Egli è la modalità con la quale si deve amare. La vita di apostolato, il sacrificio, la predicazione, la richiesta di conversione per i peccatori deve avere quindi come punto centrale l’amore per Dio. Solo così avrà senso.

Avere sempre davanti agli occhi l’amore di Dio incarnato e la croce di Cristo, ricordandosi del fatto che Egli ci ha amati per primo, è dunque il primo obiettivo. Il secondo è rispondere a questo amore nei piccoli gesti e negli atti ordinari quotidiani, il terzo è essere missionari portando altri a Dio, spinti a dare maggior gloria a Dio, facendo come un atto d’amore nei suoi confronti, riportando i suoi figli a casa. Ecco i passi che si possono dedurre dalle lezioni dei tre grandi Dottori che ci offrono un progetto spirituale.