Santa Teresina: “Pensieri”

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Non c’è che una cosa da fare nella notte di questa vita, l’unica notte che non ritorna più: quella d’amare, amare Gesù con tutta la forza del nostro cuore e salvargli le anime perché sia amato. Oh, fare amare Gesù!

Elvis Hail mary

L’Ave Maria cantata da Elvis Presley

Conosciamo tutti i grandi successi del ‘Re del Rock and Roll’, ma l’avete mai sentito cantare una preghiera a Maria?

Fonte: Aleteia

San Massimiliano Kolbe

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La forchetta

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C’era una donna alla quale era stata diagnosticata una malattia incurabile e a cui avevano dato solo tre mesi di vita. Decise allora di “mettere in ordine tutte le sue cose”. Contattò il parroco e lo invitò a casa sua per discutere alcuni aspetti delle sue ultime volontà. Gli disse quali canti voleva che si facessero durante il suo funerale, quali letture si dovevano tenere ed il vestito con il quale doveva essere sepolta.
Chiese anche di essere seppellita tenendo in mano la sua Bibbia preferita.
Tutto era stato detto e il sacerdote se ne stava già per andare quando la donna si ricordò di qualcosa che per lei era molto importante.

– C’è ancora qualcosa – disse eccitata.
– Di che si tratta? – domandò il sacerdote.
– Questo è molto importante – rispose la donna. – Chiedo di essere sepolta con una forchetta nella mia mano destra -.
Il sacerdote rimase impassibile, guardando la donna, senza sapere cosa dire.

– La sorprende? – domandò la donna.
– Beh, per essere sincero, la cosa mi lascia perplesso – disse il sacerdote.

La donna spiegò: – Tutte le volte che ho partecipato a qualche pranzo speciale, ricordo che, dopo aver ritirato i piatti dalle pietanze, qualcuno diceva sempre: “tenete la forchetta”. Era ciò che aspettavo perché sapevo che il meglio doveva ancora venire… dolce al cioccolato, marzapane… qualcosa di meraviglioso e di molto nutriente.

la forchetta

perché si chieda: “che cosa se ne fa della forchetta?” Allora lei dovrà dire: “se ne andò con la forchetta perché per lei il meglio doveva ancora venire” -.

Gli occhi del sacerdote si riempirono di lacrime mentre abbracciava la donna congedandosi. Sapeva che sarebbe stata l’ultima volta che la vedeva prima della sua morte. Sapeva tuttavia anche che la donna aveva un’idea più bella del cielo della sua. Sapeva infatti che qualcosa di meglio stava per venire.

Durante il funerale la gente che passava davanti alla bara della defunta vide la Bibbia e la forchetta che teneva nella mano destra. Più volte il sacerdote udì ripetere la domanda: “Ma che fa con la forchetta in mano?” e più volte sorrise.

Durante l’omelia il sacerdote riferì ai presenti la conversazione tenuta con la donna poco prima di morire. Parlò loro della forchetta e di che cosa significasse per lei. Era un segno bellissimo del modo con cui la donna intendeva la sua morte.

Il meglio deve ancora venire.

Il tesoro del giardiniere

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Il tesoro del giardiniere
C’era una volta un uomo che faceva il giardiniere. Non era ricco, ma lavorando sodo era riuscito a comperare una bella vigna. Aveva anche allevato tre figli robusti e sani. Ma proprio qui stava il suo cruccio: i tre ragazzi non mostravano in alcun modo di condividere la passione del padre per il lavoro campestre.
Un giorno il giardiniere sentì che stava per giungere la sua ultima ora. Chiamò perciò i suoi ragazzi e disse loro: “Figli miei, debbo rivelarvi un segreto: nella vigna è nascosto tanto oro da bastare per vivere felici e tranquilli. Cercate questo tesoro, e dividetevelo fraternamente tra voi”. Detto questo, spirò.
Il giorno dopo i tre figli scesero nella vigna con zappe, vanghe e rastrelli, e cominciarono a rimuovere profondamente il terreno. Cercarono per giorni e giorni, poiché la vigna era grande e non si sapeva dove il padre avesse nascosto l’oro di cui aveva parlato. Alla fine si accorsero di aver zappato tutta la terra senza aver trovato alcun tesoro. Rimasero molto delusi.
Ma dopo qualche tempo, compresero il significato delle parole del padre: infatti quell’anno la vigna diede una quantità enorme di splendida uva, perché era stata ben curata e zappata.
Vendettero l’uva e ne ricavarono molti rubli d’oro, che poi divisero fraternamente secondo la raccomandazione del padre. E da quel giorno compresero che il più grande tesoro per l’uomo è il frutto del suo lavoro.
(Tolstoi, Racconti)
 
Quello che tu puoi fare è solo una goccia nell’oceano,
ma è ciò che da significato alla tua vita.
(Albert Schweitzer)

Il mezzadro scozzese

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Mentre era al lavoro nei campi, un povero mezzadro scozzese sentì un grido d’aiuto provenire dalla palude vicina. Vide un bambino che affogava nelle sabbie mobili e a rischio della propria vita lo salvò. Il padre di quel bambino era un nobile: la sera stessa bussò alla casa del mezzadro e per sdebitarsi si offerse di pagare le scuole a suo figlio. Così il figlio del mezzadro poté frequentare i migliori istituti del Regno Unito e laurearsi in medicina fino a diventare famoso. Il suo nome infatti era Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina. Qualche tempo dopo, il figlio del nobile che il mezzadro aveva salvato si ammalò gravemente di polmonite: e la penicillina lo guarì. Si chiamava Winston Churchill, il premier britannico che fermerà Hitler. Senza saperlo, con un solo gesto il mezzadro scozzese aveva cambiato due volte la storia dell’umanità.

Per chi si ritrova bombardato di notizie e sballottato fra eventi che non capisce più, questa storia vera, recuperata su Internet, rilassa come un massaggio alla cervicale. Combatte quel senso di inutilità che ci pervade fino a immobilizzarci, come se ogni cosa fosse sfuggita al nostro controllo e il cinismo rappresentasse l’unico antidoto allo smarrimento. Ma le azioni di ogni individuo producono sempre un risultato da qualche parte. E hanno un senso preciso, anche quando chi le compie gliene dà un altro oppure nessuno, dal momento che non gli è concesso di conoscere tutto il copione.
(Articolo tratto dal quotidiano “La Stampa” di venerdì 4 Ottobre 2002)

Il fiume

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Tre persone si trovarono un giorno davanti ad un fiume dalle acque rapide e minacciose. Tutte e tre dovevano passare dall’altra parte. Era molto importante per loro.

Il primo, un mercante scaltro e gran trafficante, abile nel gestire uomini e cose,
si inginocchiò e rivolse un pensiero a Dio: «Signore, dammi il coraggio di buttarmi in queste acque minacciose e di attraversare il fiume. Dall’altra parte mi attendono affari importanti. Raddoppierò i miei guadagni, ma devo fare in fretta … ».
Si alzò e, dopo un attimo di esitazione si tuffò nell’acqua. Ma l’acqua lo trascinò a valle.
Il secondo, un soldato noto per l’integrità e la forza d’animo, si mise sull’attenti e pregò: «Signore, dammi la forza di superare questo ostacolo. lo vincerò il fiume, perché lottare per la vittoria è il mio motto».
Si buttò senza tentennare, ma la corrente era più forte di lui e lo portò via.
La terza persona era una donna. A casa l’attendevano marito e figli. Anche lei si inginocchiò e pregò: «Signore, aiutami, dammi il consiglio e la saggezza per attraversare questo fiume minaccioso».
Si alzò e si accorse  che poco lontano un pastore sorvegliava il gregge al pascolo.
«C’è un mezzo per attraversare questo fiume?» gli chiese la donna.

«A dieci minuti di qui, dietro quella duna, c’è un ponte» rispose il pastore.

Per superare le difficoltà e i  pericoli che si presentano nella vita, a volte basta riconoscersi bisognosi di aiuto e qualcuno che dia l’indicazione giusta.