La mitica Bebe Vio 

Ad 11 anni Beatrice ha avuto la meningite, è sopravvissuta ma gli hanno amputato le braccia sotto il gomito e le gambe sotto le ginocchia. Dopo 104 giorni in ospedale Bebe è tornata a casa.

Un giorno durante le medicazioni (aveva le ferite aperte) si mette a gridare “Io mi suicido!” e il padre che è lì al suo fianco le dice “Ma smettila! E goditi quello che hai perché la vita è una figata.”  Questa frase fa riflettere Bebe che da quel giorno, grazie alla grinta che la contraddistingue inizia a raggiunge un obiettivo importante dopo l’altro. Certo con mille difficoltà ma sempre con il sorriso sulle labbra.

Bebe ama la scherma e tra le altre cose ha vinto due medaglie alle Paralimpiadi di Rio nel 2016, il Mondiale nel 2015, l’Europeo nel 2014 e 2016.

Racconta la sua esperienza nel libro “Se Sembra Impossibile allora si può Fare” ed ecco alcune sue considerazioni:

Secondo una teoria, che la mia famiglia e io condividiamo, le persone con disabilità si dividono fra rancorosi e solari. I rancorosi sono la maggior parte e sono arrabbiati con il mondo per quello che gli è successo. I solari, invece, hanno deciso di viverlo come un’opportunità. Non domandatevi “perché è successo proprio a me” chiedetevi:” come posso fare per ricominciare da qui?” 

Cominciate a cercarvi un sogno perché i sogni sono tutto nella vita.

 

La “pillola del Papa

E’ bello essere uomini e donne!

Com’è bello essere uomini e donne! Com’è preziosa la nostra esistenza! Eppure c’è una verità che nella storia degli ultimi secoli l’uomo ha spesso rifiutato, con tragiche conseguenze: la verità dei suoi limiti.

Non temere la mia passione

Forse vi copre di confusione la gravità della passione che mi avete inflitto – si confida Gesù – .

Non abbiate timore. Questa croce non è un pungiglione per me, ma per la morte.

Questi chiodi non mi procurano tanto dolore, quanto imprimono più profondamente in me l’amore verso di voi.

Queste ferite non mi fanno gemere, ma piuttosto introducono voi nel mio interno.

Il mio corpo disteso anziché accrescere la pena, allarga gli spazi del cuore per accogliervi.

Il mio sangue non è perduto per me, ma è donato in riscatto per voi.

Venite, dunque, ritornate.

Sperimentate almeno la mia tenerezza paterna,

che ricambia il male col bene, le ingiurie con l’amore,

ferite tanto grandi con una carità così immensa.

san Pietro Crisologo

Signore, insegnaci a non amare noi stessi,

a non amare soltanto gli amici.

a non amare soltanto chi ci è facile amare.

Insegnaci a pensare agli altri e ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.

Facci la grazia di capire che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice, ci sono milioni di esseri umani, che sono pure nostri fratelli, che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame,

che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.

Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo

e non permettere più, Signore, che noi viviamo felici da soli.

Raoul Follerau

Lunedì 25 marzo Meditazione Quotidiana J.Main

     Dobbiamo concentrarci sul Regno di Dio. Negli ultimi anni si sono stati due intellettuali che hanno avuto una forte influenza sulla nostra società: Simone Weil e Fritz Schumacher. Simone Weil riteneva che la qualità più importante che potessimo acquisire nel corso della vita era ciò che definiva attenzione disinteressata. Fritz Schumacher giunse alla medesima conclusione e descrisse l’attenzione disinteressata di cui parla Simone Weil semplicemente come “attenzione”, imparare ad essere presenti. Entrambi sono stati influenzati dalla tradizione da cui provengono: la tradizione della preghiera contemplativa, della meditazione che fa capo ai primi padri del monachesimo.

     Questa è la lezione essenziale che dobbiamo imparare dalla meditazione: a essere completamente e totalmente presenti, a fare attenzione. Dalla lettura del discorso della montagna abbiamo appreso che non dobbiamo solo cambiare, ma dobbiamo essere trasformati. Da San Paolo abbiamo appreso anche che possiamo essere trasformati solo in Cristo, per Cristo e con Cristo. Se volete cambiare qualcosa nella vostra vita avete due possibilità: potete volere tale cambiamento e cercare di reindirizzare la vostra vita attraverso azioni della volontà. Penso che tutti abbiamo scoperto, per esperienza, che la nostra volontà è terribilmente debole ed è di una incostanza sconcertante. Ma c’è un’altra via: la totale apertura di tutta la persona. Non è la via della intenzione ma della attenzione. 

Domenica 24 marzo Meditazione Quotidiana J.Main

Che cos’è la meditazione? Essenzialmente è imparare a ripetere la nostra parola, il nostro mantra e la difficoltà che molti di noi devono affrontare è che la via è così semplice che non riusciamo a crederci, a fidarci. E perciò non facciano che ricorrere ai libri e ai loro commentari, cerchiamo di informarci sulle esperienze altrui, mentre l’essenziale è la pratica quotidiana di imparare a ripetere la nostra parola, il nostro mantra, ogni mattina e ogni sera…

L’arte della meditazione consiste nell’imparare a ripetere il mantra dall’inizio alla fine, senza interruzione. Dovete imparare, e richiede tempo e pazienza; dovete imparare a lasciare andare le vostre idee, le opinioni che avete su voi stessi, su Dio o sulla meditazione. Dovete imparare ciò che i primi padri del monachesimo chiamavano “l’arte di riposare nel Signore”.

Il mantra è solo la via per quel silenzio semplice, colmo di fiducia, e come ho detto, dobbiamo imparare a ripetere il mantra dall’inizio alla fine. All’inizio è probabile che vi poniate delle domande, che vi chiediate: “È una completa perdita di tempo? Questi monaci stanno parlando a vanvera?”. Tutto ciò che potete fare è continuare a meditare e alla fine è la pratica stessa che lo dimostrerà. Non sono le mie parole o quelle di qualcun altro: è il contatto con il vostro spirito che convalida la vostra meditazione.

Un miracolo d’amore!

Una giovane madre era in attesa del secondo figlio. Quando seppe che era una bambina, insegnò al suo bambino primogenito, che si chiamava Michele, ad appoggiare la testolina sulla sua pancia tonda, e cantare insieme a lei una «ninna nanna» alla sorellina che doveva nascere.

La canzoncina, che faceva «Stella stellina, la notte si avvicina…»,  piaceva tantissimo al bambino, che la cantava più volte.

Il parto però fu prematuro e complicato. La neonata fu messa in una incubatrice per cure intensive.

I genitori trepidanti furono preparati al peggio:  la loro bambina aveva pochissime probabilità di sopravvivere.

Il piccolo Michele li supplicava: «Voglio vederla! Devo assolutamente vederla!».

Dopo una settimana, la neonata si aggravò ancor di più. La mamma allora decise di portare Michele

nel reparto di terapia intensiva della maternità. Un’infermiera cercò di impedirlo, ma la donna era decisa ed accompagnò il bambino vicino al lettino ingombro di fili e tubicini, dove la piccola lottava per la vita. Vicino al lettino della sorellina, Michele istintivamente avvicinò il suo volto a quello della neonata e cominciò a cantare sottovoce: «Stella stellina…».

La neonata reagì immediatamente. Cominciò a respirare serenamente, senz’affanno.

Con le lacrime agli occhi, la mamma disse: «Continua, Michele, continua!».

Il bambino continuò.

La bambina cominciò a muovere le braccine.

La mamma e il papà piangevano e ridevano nello stesso tempo, mentre l’infermiera incredula fissava la scena a bocca aperta.

Qualche giorno dopo, la piccola entrò in casa in braccio alla mamma, mentre Michele manifestava rumorosamente la sua gioia!

I medici della clinica, imbarazzati, definirono l’avvenimento con parole difficili.

Ma la mamma e il papà sapevano che era stato semplicemente un miracolo dell’amore di un fratellino per una sorellina tanto attesa…

Possiamo vivere soltanto se siamo sicuri che c’è qualcuno che ci attende!
È una delle più belle frasi di Gesù: “Io vado a prepararvi un posto. Così anche voi sarete dove io sono”. ( Gv 14, 2-3 )

 

La “pillola del Papa

Il cristiano è una persona gioiosa

Il cristiano è una persona gioiosa, e la sua gioia non è qualcosa di superficiale ed effimero, ma di profondo e stabile, perché è un dono del Signore che riempie la vita. La nostra gioia deriva dalla certezza che «il Signore è vicino» (Fil 4,5): è vicino con la sua tenerezza, con la sua misericordia, col suo perdono e il suo amore

Pienezza d’amore 

Come può un’anima così imperfetta come la mia aspirare a possedere la pienezza dell’Amore? O Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che io amo unicamente, dimmi che mistero è questo? Perché non riservi queste immense aspirazioni alle grandi anime, alle Aquile che si librano nelle altezze?… Io mi considero invece un debole uccellino coperto solo da una leggera lanugine. Non sono un’aquila: dell’aquila ho semplicemente gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell’Amore, e il mio cuore sente dentro di sé tutte le aspirazioni dell’Aquila… L’uccellino vorrebbe volare verso il Sole brillante che affascina i suoi occhi, vorrebbe imitare le Aquile sue sorelle che vede elevarsi fino al focolare divino della Trinità Santissima… Ahimè, tutto ciò che riesce a fare è sollevare le sue piccole ali! Ma alzarsi in volo, questo non è nelle sue piccole possibilità! Che ne sarà di lui? Morirà dal dispiacere nel vedersi così impotente?… Oh, no! L’uccellino non si affliggerà nemmeno. Con abbandono audace, vuole restare a fissare il suo Sole divino. Niente potrebbe spaventarlo: né il vento, né la pioggia. E se nubi oscure vengono a nascondere l’Astro dell’Amore, l’uccellino non cambia posto, sa che al di là delle nubi il Sole brilla sempre, che il suo splendore non potrebbe eclissarsi neanche un momento.

O Signore del Venerdì,

teso allo spasimo sulla croce,

o Signore che hai sofferto

le percosse, le ferite, l’abbandono,

su noi, protesi al riparo

della tua potenza,

fa’ discendere questa notte

il frutto dell’albero del Riscatto.

ANTICA PREGHIERA IRLANDESE

Venerdì 15 febbraio 2019 – V Settimana del T.O.

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.» (Mc 7,31-35)

 

Come vivere questa Parola?

Gesù non si trattiene dal visitare luoghi dove da secoli si pregava varie divinità. Nel visitare Tiro e Sidone, contattò terre di popolazioni che, millenni prima di Cristo avevano le loro divinità seguendole con cuore ben lontano dal Vangelo di Gesù. Eppure ecco: il Signore della vita accetta che gli sia portato un sordomuto a cui imporre la mano. Amo’ di atto liberatorio, lo prese in disparte lontano dalla folla. Poi, nelle modalità meno auspicabili, compie il miracolo: il sordo ode e, da muto passa alla facile loquela.

Quello su cui oggi poniamo l’attenzione è l’assoluta libertà con cui Gesù si muove, senza però mai perdere l’occasione di compiere il bene: in questo caso sanare (quindi liberare) il sordomuto.

Signore tu mi insegni che la Parola non si annuncia solo proclamandola e leggendo in privato; si annuncia con la vita.

La voce di un Vescovo santo

La Chiesa evangelizza non solo per quello che dice ma soprattutto per quello che è e che fa.

Don Tonino Bello

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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