Ciascun piccolo fiore è unico al mondo

«Allo stesso modo in cui il sole illumina i grandi cedri ed i piccoli fiori da niente come se ciascuno fosse unico al mondo, così nostro Signore si occupa di ciascun’anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esi­stere. E come nella natura le stagioni tutte sono regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto risponde al bene di ciascun’anima».

Santa Teresa di Gesù Bambino

http://www.santateresaverona.it/?p=6641

Mercoledì 8 maggio Meditazione Quotidiana J.Main

Se vogliamo vivere in pienezza, se vogliamo rispondere a fondo alla nostra umanità, la sfida che tutti noi dobbiamo affrontare è entrare in contatto con questo potere-sorgente che è nei nostri cuori. È una chiamata alla maturità, alla pienezza di vita, e ognuno di noi, man mano che raggiunge tale maturità, deve imparare ad assumersi la responsabilità di questo compito, di questo cammino, e non la si può evitare, nessuno di noi può evitarla. O diventiamo pellegrini e seguiamo il pellegrinaggio oppure no. Non possiamo, per così dire, pagare qualcun altro, pagare un sostituto che lo faccia al posto nostro. La sfida che Cristo ci rivolge è personale: rimanete nel mio amore. La seconda regola del pellegrino nasce dal fatto che non camminiamo da soli: l’invito all’unità, alla pienezza di vita è rivolto a tutti.

Anche se la strada fosse stretta, dovremmo avere una prospettiva universale, che deve estendersi all’infinito. Non è solo il mio pellegrinaggio: è sempre il pellegrinaggio. Non si tratta della “mia perfezione” o della “mia santità”. Ciascuno di noi, singolarmente, riceve la chiamata a diventare uno con il Dio santissimo. L’universalità di questa chiamata e della conseguente risposta costituisce il fondamento di ogni vera comunità. Quando condividiamo il silenzio della nostra meditazione, ci trasformiamo, poiché conosciamo e trascendiamo noi stessi e tutti noi, e ciascuno singolarmente, diventiamo uno in Lui. Tutte le nostre barriere culturali, sociali, pedagogiche e religiose sono trascese nel potere del Suo amore.

“Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare” (Rm 12, 2)

Anche se la meditazione non fosse altro che un breve tuffo quotidiano nel regno dentro di noi, meriterebbe la nostra totale attenzione. Ma è ben più di una fuga momentanea dalla prigione dei nostri schemi di paura e di desiderio. Per quanto questi schemi siano complessi, facendoci temere la morte e [desiderare] il vero amore – cose necessarie per la nostra crescita e sopravvivenza  – la meditazione li semplifica tutti. Giorno dopo giorno, meditazione dopo meditazione, questo processo di semplificazione prosegue. Piano piano siamo meno impauriti finché, nella gioia del sentirci liberati dalle immagini e dalle memorie del desiderio, proviamo la totale libertà dalla paura. E a quel punto – e anche prima di quel punto  – diveniamo utili agli altri, capaci di amare senza timore o desiderio… liberi di servire il Sé che è il Cristo interiore.

 Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Letter Three”, WEB OF SILENCE (London, Darton Longman & Todd, 1996), pp. 28-29, 31.

Il dono delle lacrime

L’obiettivo del nostro viaggio spirituale è fondamentalmente quanto espresso in questo concetto riferito ai Padri e alle  Madri del deserto: “Quello che i padri cercavano più di tutto era il loro vero sé, in Cristo.

E per fare questo, dovevano rifiutare completamente il sé falso e formale prodotto sotto la pressione delle coercizioni mondane” (Thomas Merton) Dobbiamo renderci conto che siamo di più dei nostri sé di superficie “falsi e formali”. Il viaggio spirituale è un pellegrinaggio verso il “nostro vero sé, in Cristo”.

Non possiamo tutti andare realmente nel deserto, ma possiamo entrare nel silenzio interiore e nella solitudine che la meditazione ci permette quando lasciamo  andare i nostri pensieri che spesso girano intorno al nostro sé condizionato e in quella  immobilità e pace interiore facciamo esperienza di chi siamo realmente, del nostro “vero sé, in Cristo”.

Il primo segno di guarigione sono spesso lacrime copiose. I Padri e le Madri del deserto lo chiamavano “il dono delle lacrime”:  “Prega innanzitutto per il dono delle lacrime cosى che attraverso il dolore tu possa mitigare la tua innata durezza. Poi dopo aver confessato i tuoi peccati al Signore, otterrai il perdono per essi.” (Evagrio, Capitoli sulla preghiera 5). Queste lacrime sono le lacrime che non abbiamo versato quando siamo stati feriti, ma sono ancor più un segno della crescente consapevolezza e del rimorso per le ferite che abbiamo inflitto ad altri, agendo in un certo modo per ignoranza e per le ferite subite. La consapevolezza sia delle nostre ferite che delle ferite inflitte ad altri è il passo più importante verso la guarigione.

San Paolo arriva persino a chiamare il rimorso e il pentimento, il primo battesimo. Veniamo battezzati nelle nostre lacrime. “Penthos”, la radice greca della parola pentimento, significa dolore e pena. Non ha nulla a che fare con il senso di colpa. Anzi il senso di colpa è un prodotto dell’ego. Nell’accusarci di qualche misfatto, proviamo a noi stessi di  non essere degni,  ci auto confermiamo nella scarsa stima che abbiamo di noi stessi. Invece che guarire e perdonare ci trinceriamo in un corrosivo rifiuto di noi stessi. Ma il vero rimorso conduce immediatamente al perdono, come  prova il detto sopra menzionato . Non vi era dubbio nella mente dei padri del deserto rispetto a questo:

“Un vecchio fu interrogato da un soldato: ‘Dio accetta il pentimento?’ La risposta: ‘Dimmi, mio caro, se il tuo mantello è strappato, lo butti via?’ Nel rispondergli, il soldato disse: ‘No, lo aggiusto  e lo uso ancora.’ Il vecchio gli replicٍ ‘Se tu salvi il tuo indumento, Dio non sarà premuroso verso la sua immagine?’ (Vitae Patrum).

Il secondo battesimo secondo San Paolo è il battesimo dello spirito, possibile solo dopo che le lacrime hanno ammorbidito la durezza del cuore, la nostra ‘ruvidezza’, e ci hanno aiutato a lasciare andare la centralità del nostro ego. Allora il velo viene temporaneamente alzato e ci viene accordata per grazia un’esperienza del “nostro vero sé in Cristo”, allora diveniamo consapevoli e siamo aperti alla’influenza amorevole e guaritrice dello Spirito, che fluisce nel nostro vero centro – un momento che trasforma la vita.

Kim Nataraja

http://wccmitalia.org/insegnamenti-settimanali-del-552019-dono-delle-lacrime/

Martedì 7 maggio Meditazione Quotidiana J.Main

Per imparare a meditare dobbiamo essere pronti ad affrontare tutta la verità ed è proprio questa la sua sfida. La verità su noi stessi, sugli altri e la verità suprema di tutta la realtà. Bisogna capire che la meditazione non deve avere riserve; non possiamo porre alcuna condizione: il nostro impegno è verso tutta la verità. Sarebbe un grave errore cominciare a meditare se non fossimo pronti almeno a renderci disponibili ad affrontare la verità. Per gran parte della nostra vita mettiamo ogni sorta di barriera per filtrare la verità, per consentirle di entrare e di uscire. Finché si vive in superficie e finché si cerca di accrescere la propria energia al fine di proteggere e mostrare l’immagine che si ha di sé stessi, è probabile che per molti questi filtri siano indispensabili.

Nella meditazione ci impegniamo a condurre una vita che non si limiti all’immagine o che non si fermi in superficie, cogliendo solo una parte della realtà. Ci rivolgiamo alla realtà così com’è e lo facciamo attraverso un processo costante, quotidiano – ecco perché è importante meditare ogni giorno – che distolga tutta la nostra energia dall’obiettivo di difenderci e proteggerci per indirizzarla verso quella creatività che ci porta a non cercare di salvaguardare la nostra immagine, ma ci spinge a intraprendere la strada della scoperta.

Il più grande uomo della storia.

Il più grande uomo della storia: GESU’ CRISTO

Non aveva servitori ma Lo chiamavano Signore

Non aveva lauree ma Lo chiamavano Maestro

Non aveva medicine ma guariva tutti

Non aveva eserciti ma i re Lo temevano

Non ha vinto nessuna grande battaglia ma ha conquistato il mondo

Non commise nessun crimine ma Lo crocifissero

Lo seppellirono ma oggi VIVE !

 

La “pillola del Papa”

“Accetta Gesù Risorto nella tua vita. Anche se sei stato lontano, fa’ un piccolo passo verso di Lui: ti sta aspettando a braccia aperte”

Lunedì 6 maggio Meditazione Quotidiana J.Main

Uno degli aspetti della meditazione con il quale dobbiamo venire a patti è imparare ad accostarla senza cercare di ottenere qualcosa, di possedere qualcosa. Il nostro approccio deve cercare di basarsi maggiormente su una dedizione totale, che trascenda noi stessi. Spinoza scriveva: “La beatitudine non è la ricompensa della virtù. È la virtù stessa. Non troviamo gioia nella virtù perché riusciamo a controllare le nostre passioni, ma al contrario: poiché troviamo gioia nella virtù, siamo in grado di controllare le nostre passioni”. I cristiani hanno spesso affrontato la vita spirituale in termini di ricompensa o possesso. Il nemico di ogni merito spirituale è il desiderio che va alla ricerca della ricompensa, che cerca di possedere. La saggezza che libera il tesoro spirituale è lo spirito di povertà, di spogliazione. Infatti, nella meditazione impariamo ad essere spossessati.

Il cammino spirituale porta lontano dall’io, verso l’altro; come avete compreso dalla vostra attuale esperienza meditativa, dobbiamo percorrerlo con fede e con coraggio. Imparare a ripetere il mantra, in modo da spogliarci di ogni pensiero, di ogni auto-referenzialità, richiede devozione. Esso ci conduce alla libertà assoluta perché abbiamo abbandonato tutti i valori di seconda scelta: successo, ricchezza, possesso, potere, qualunque esso sia.