5 – Diario dalla Terra Santa. Il viaggio per Gerusalemme

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano    foto di  Leonora Giovanazzi

Niyer Shaat. No. Halim Nisher. No. Shalim Nasser. No. Come cavolo si chiama la via per cui ho lasciato il lago di Tiberiade e sono andata verso la città? Sto correndo e non mi ricordo più su che strada devo svoltare. Mi si mischiano in testa tutti i nomi e le lettere che ho letto in questi giorni. Sarà il movimento che mi shakera la testa. Tecnicamente si potrebbe anche dire che mi sono persa. Ho una scheda di una camera di albergo con su scritto solo il nome della catena, nessun indirizzo, e un telefonino italiano, ma non ho un numero israeliano da chiamare (ammesso che voglia spendere sei euro al minuto).

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3 – Diario dalla Terra Santa. Nazareth, tra una messa e una corsa

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano e Leonora Giovanazzi

Nazareth, 6,30. Basilica dell’Annunciazione. Poche persone in silenzio, in circolo intorno a una specie di piccola grotta. Qualche pietra chiara, pochi gradini e una stanza scavata nella roccia. Lì la storia della salvezza è cominciata, grazie al sì di una ragazza.

Siamo in tempo per la messa, ma che meraviglia, che dono, che grazia. Più esattamente grazie a Leonora che ha trovato indirizzo e orario, e ha ingaggiato il tassista, che per 60 soldi ci porta e ci riaccompagna. In Israele quasi ovunque si può pagare sia in euro che in soldi, che poi si chiamerebbero shekel, ma non riesco a memorizzarne il nome, e quindi li chiamo petecchie o soldi (si chiamavano shekel anche ai tempi di Gesù, quando cacciò i mercanti dal tempio).

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«No all’eterologa? Rischiate il licenziamento»

Una casa sulla roccia

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Fai obiezione di coscienza? Allora fuori, qui non c’è posto per te. Due biologhe del laboratorio analisi dell’ospedale di Rovigo, prestate per 1.300 ore all’anno al Centro di procreazione assistita della ginecologia e ostetricia dello stesso presidio, dal primo aprile di quest’anno hanno sollevato obiezione di coscienza.

Nei giorni scorsi, una di loro ha ricevuto una lettera del direttore generale nella quale si adombra l’ipotesi di una riduzione dello stipendio e per l’altra c’è la minaccia (solo verbale, al momento) di licenziamento. Arturo Orsini, direttore generale dell’azienda socio-sanitaria di Rovigo, nella missiva protocollata in data 15 maggio, scrive testualmente: «Si fa presente sin d’ora, che essendo lei stata assunta quale vincitrice di un concorso pubblico (omissis) per la copertura di un posto di dirigente biologo per il servizio di procreazione assistita, e, permanendo la necessità dell’azienda di tale professionalità al fine di evitare l’interruzione di pubblico servizio, si valuterà se…

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2 – Diario dalla Terra Santa. In viaggio verso Nazareth

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

“Se volete ho una cartina per farvi vedere bene dove ci troviamo”, fa la guida. Siamo a Jaffa, abbiamo appena lasciato l’aeroporto Ben Gurion, a Tel Aviv, ma Duran, la nostra guida, mi sopravvaluta. Per me Israele è un posto situato più o meno tra il Nilo e l’Eufrate, un po’ in Oriente e un po’ Medio, molto medio. Per me la Terra Santa è un luogo dell’anima, e fino a oggi il desiderio di vederla si è sempre mescolato con la paura di confrontare la realtà con quello che avevo nel cuore. Ma è bastato arrivare per capire che non sarò delusa.

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1 – Diario dalla Terra Santa. La partenza

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

–  Oh, visto che devi partire per Israele in qualità di blogger, forse è il caso che ti spieghi come si fa a pubblicare un articolo.

–  Devi proprio?

–  Dai, forza, mica puoi partire senza saperlo fare. Lo so che è mezzanotte, ma io sono tre anni che cerco di spiegartelo. Forza. Apri il blog.

–  Va bene. Vuvvuvvusposatiesii…

–  No! Non ci posso credere!!! Non sai neanche come si chiama il tuo blog!!!!!!

–  Magari fosse solo quello che non so. Non so connettermi, non so usare skype, non so fare foto.

(E stavo partendo anche senza computer, se è per questo, ma dotata di novena, breviario e molti punti luce per gli zigomi).

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4 – Diario dalla Terra Santa. Nazareth, sulle orme della Famiglia

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano         

Apprendimento numero uno della visita in Israele: il cibo orientale che si mangia a Roma non ha niente a che vedere con questo. Magari è pure buono, ma è un’altra cosa. Questo qui – falafel, humus, pita, verdure coloratissime – ha un altro profumo, un altro sapore, un altro tutto (come la pizza londinese, d’altra parte: una delle peggiori esperienze gastronomiche della mia vita, se escludiamo quelle che ho preparato io). Basta sorvolare sulle condizioni igieniche, almeno apparenti, delle mani dei ragazzi che ci servono. D’altra parte io ho anticorpi grossi come conigli.

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«Aiuto, lo Stato ha deciso di trasformare mia figlia 16enne in un maschio. E la mia parola non conta nulla». Lettera di una mamma disperata

di Benedetta Frigerio

Da Libertà e Persona

Megan è una ragazzina inglese di soli 16 anni che il Sistema sanitario nazionale vuole aiutare a cambiare sesso e diventare Morgan. A raccontare la drammatica vicenda è stata la madre, Isabel Robinson, che ha scritto una lettera al Daily Mail: «È difficile comprendere o anche solo immaginare la portata di quello che proverò guardando la mia piccola ragazza – la mia amata e unica figlia – trasformata in un adolescente maschio».
IL NOME CHE LE HO DATO. Oltre allo «shock per l’alterazione fisica» e per «i bellissimi capelli di Megan» che «saranno usurpati da un taglio corto e rasato», scrive la madre, «dovrò imparare ad abbandonare il nome che le ho dato». Ma a causare la rabbia e il dolore della donna è soprattutto il fatto che la figlia, colpita da «un disagio adolescenziale e transitorio», anziché trovare «la stabilità, il supporto e la costanza» di cui avrebbe bisogno, si è imbattuta in medici ed esperti che hanno preferito assecondare i suoi dubbi proponendole «un totale e radicale – probabilmente irrevocabile – cambiamento dell’identità», e proprio «durante gli anni della formazione, quelli dell’adolescenza in cui si è più vulnerabili».
L’INCUBO. Nella lettera al Daily Mail la signora Robinson racconta anche come è cominciato quello che lei ora definisce senza mezzi termini «incubo»:
«La scorsa estate Megan è stata affidata a un consulente del Sistema sanitario nazionale per nulla più di un aiuto nell’affrontare i suoi sbalzi d’umore e il suo desiderio di essere accettata. Contro il mio volere e con una rapidità allarmante, mia figlia è stata indirizzata alla Tavistock and Portman NHS Foundation Trust clinic di Londra, l’unico centro del Regno Unito specializzato nel trattamento dei ragazzi a cui è stata diagnosticata la disforia di genere».
«Là, dopo avere incontrato gli psichiatri, loro – e Megan – hanno annunciato con certezza che mia figlia, che fino ad allora a me non aveva mostrato alcun problema riguardo alla sua identità sessuale, soffre di disforia di genere. Da quel momento, a quanto pare, il dado era tratto».
«È stato preparato un piano per Megan – una bambina che amava giocare con le bambole e inseguiva allegramente ogni mania e ogni moda da ragazzina – da allora in poi sarebbe vissuta come un ragazzo. Io ho protestato con veemenza. Lo stesso ha fatto il padre di Megan, Mark, il mio ex marito. Ma anche se, oltre a essere una mamma, sono una professionista non incline all’avventatezza o all’irrazionalità, mi sono sentita come se il mio punto di vista non contasse nulla. Megan è stata ritenuta abbastanza grande da prendere questa decisione radicale senza il nostro contributo».
«Nei prossimi mesi le saranno somministrati farmaci che le bloccheranno gli ormoni femminili estrogeno e progesterone. Il suo ciclo mestruale si interromperà, si fascerà il seno per appiattirsi il petto e cambierà il suo titolo da Miss a Mr».
NON PUÒ ANCORA VOTARE. Allo Stato – protesta la madre – «non importa se Megan è considerata troppo giovane per tatuarsi o per votare, a quanto pare è abbastanza grande per prendere questa decisione importante che le cambierà tutta la vita». Alla ragazza i medici hanno anche detto di cominciare subito a vestirsi e comportarsi come un maschio, in attesa che le cure ormonali facciano effetto, «dopodiché le sarà dato il testosterone, affinché le cresca la barba, le sue curve prosperose siano estirpate e lei acquisisca un corpo e una voce maschili». Megan, insiste la signora Robinson, «non ha mai avuto relazioni sessuali» e «non è abbastanza matura per capire le implicazioni di questa decisione», ma «nonostante tutto questo, il sistema sanitario ci esclude, noi, i suoi genitori, dalla scelta».
L’INFANZIA SBALLOTTATA. Eppure scavando nel passato di Megan gli specialisti avrebbero potuto trovare molti elementi su cui provare a lavorare. La signora Robinson cita la separazione col marito, gli spostamenti della famiglia ormai spaccata, l’isolamento della ragazza anche da parte dei compagni di scuola e i suoi tentativi di attirare su di sé attenzione e ammirazione, ottenendo solo la propria «alienazione». A quattordici anni, racconta la madre, Megan «si tagliò i capelli corti e annunciò che era lesbica – anche se non aveva mai avuto una relazione con un’altra ragazza. Ingrassò e divenne infelice, arrabbiata e incline a cambiamenti violenti di umore. Ma sono ancora convinta che non fosse nulla di più di una dolorosa angoscia adolescenziale».
NON È UN CASO ISOLATO. Una volta appresa la drastica decisione presa dalla figlia con gli specialisti, aggiunge la donna, «ho provato disperatamente a dar voce alle mie preoccupazioni, ma ogni volta che lo facevo il personale medico sembrava pensare che avessi pregiudizi contro le persone transessuali», anche se «io voglio solo che mia figlia trovi la felicità» e che «non prenda una decisione che può distruggerle vita».
La signora ha scritto al quotidiano britannico dopo aver scoperto che «il caso di Megan non è isolato», dal momento che – come ha spiegato ieri tempi.it in questo articolo – il sistema sanitario ha annunciato che fornirà medicine per preparare i bambini al cambiamento chirurgico di sesso fin dai nove anni di età». E quando pensa all’impatto che tutto questo avrà sulla vita di sua figlia, scrive la Robinson, «mi sento impotente, arrabbiata e terribilmente triste». E la sua paura più grande è che «Megan, un’adolescente infelice, diventi un adulto emarginato, che un giorno mi chiederà: “Perché non mi hai fermato?”».

Fonte: Tempi.it